L'altro lato della pedana

Durante il Gran Prix di Mosca del febbraio scorso, primo importante appuntamento a livello internazionale del 2017, gli spettatori hanno avuto la possibilità di vedere confrontarsi tra loro alcune ginnaste che da tempo “scalpitavano dietro le quinte” e che, dopo l’abbandono dalle pedane delle atlete più titolate, prime fra tutte Yana Kudryavtseva, hanno finalmente avuto l’opportunità di mettersi in mostra. Oltre alle “stelle” della ritmica presenti in veste di organizzatori e ospiti, come Alina Kabaeva e la neo campionessa olimpica Margarita Mamun, a Mosca molte erano le atlete del passato che, abbandonati body e attrezzi, hanno “traslocato” dall’altra parte della pedana e si sono presentate nei panni di allenatrici.

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Tendenze di inizio 2017

Il Grand Prix di Mosca e le gare interne della Russia, oltre ad essere le prime competizioni dell’anno, sono anche un’ottima occasione per scoprire quali saranno i trend del 2017 in fatto di "moda". Scopriamoli insieme!

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30 abiti che potrebbero diventare body

Le sarte che si occupano di body spesso si ispirano agli abiti visti in passerella per le loro creazioni, come testimonia la nostra gallery. Questa volta ho voluto fare il contrario: ho trovato 30 abiti che potrebbero essere facilmente trasformati in deliziosi costumini... 

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Rhythmic Runway #3

Abbiamo già visto più volte come le sarte di ritmica spesso traggono ispirazione dai vestiti d'alta moda per le loro creazioni. Ecco altri 3 capi che hanno quasi sicuramente ispirato altrettanti body...non ne ho la certezza assoluta, ma le somiglianze sono a mio parere molto evidenti! Vi ricordo che trovate la gallery completa dei body "modaioli" anche sulla nostra Pagina Facebook!

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Regine senza corona

Ci sono alcune atlete russe che sono rimaste meno impresse nella memoria collettiva rispetto a grandi nomi della ritmica mondiale quali Kabaeva o Kanaeva. Ginnaste che, per certi versi, sono vissute nell'ombra di altre ma che, non per questo motivo, possono essere considerate di un livello minore: ognuna, a modo proprio, ha infatti contribuito all'evoluzione di questo splendido sport.  Sono state regine della ritmica, senza "corona" ma degne di essere ricordate.

Se consideriamo da vicino il periodo compreso tra i Giochi Olimpici di Atene 2004 e quelli di Pechino 2008, troviamo diverse atlete russe che hanno preso parte alle competizioni internazionali sperando di raggiungere i più importanti traguardi, nonostante i colossi che avevano di fronte. Tra queste abbiamo Marina Shpekht, Laysan Utiasheva, ma anche le più titolate Olga Kapranova e Vera Sessina. Come si sono avvicinate al mondo della ritmica queste ginnaste? Quali risultati hanno raggiunto? E oggi, cosa fanno? Continuano la loro attività nell'ambito della ritmica, oppure lontano dalle pedane? Scopriamolo insieme.

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Le stiliste della ritmica

In questa rubrica parliamo dei meravigliosi body indossati dalle ginnaste in gara ma spesso non sappiamo chi li ha creati o come sono stati ideati. Grazie ad un'intervista del sito TUT.BY abbiamo la possibilità di scoprire alcuni segreti di una delle stiliste della ritmica: si tratta di Christina Kotishevsky, la sarta che da 13 anni lavora per la nazionale di ritmica bielorussa (e non solo). Puoi cliccare qui e leggere l'intervista completa (in russo), oppure continuare la lettura di alcuni interessanti spunti tratti dall'articolo. 

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Rita, la tigre del Bengala

A un mese dalla conclusione dei Giochi ripercorriamo la storia della neo campionessa olimpica Margarita Mamun, una vincitrice per molti inaspettata che inevitabilmente richiama alla mente Youlia Barsukova alla finale olimpica di Sidney 2000: entrambe infatti "seconde russe" riuscirono a conquistare l'oro a causa di errori delle compagne, rispettivamente Yana Kudryavtseva e Alina Kabaeva.

Rita nasce a Mosca nel 1995, figlia di una ex ginnasta russa e di Abdullah Al Mamun Shipar, ingegnere navale bengalese, dalle cui origini deriva il soprannome di “Tigre del Bengala”. Inizia a praticare ginnastica ritmica all’età di 7 anni debuttando per la prima volta in un Torneo internazionale nel 2005 a Tartu, in Estonia. Spinta ad andare in palestra guardando le immagini della ritmica in TV, ed in particolare di quelle della sua beniamina Irina Tchachina, Rita è costretta a lavorare sodo e in fretta per recuperare il gap con le altre bambine che, come è solito in Russia, iniziano a praticare questo sport all’età di tre o quattro anni. Dopo aver gareggiato per un brevissimo periodo in rappresentanza del Bangladesh, Margarita sceglie definitivamente di optare per la nazionalità russa.

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Olimpiadi di Rio 2016: io c'ero

Il tanto atteso scontro tra le Russe che si pronosticava da tempo è avvenuto davvero, ed io, che ho avuto la fortuna di assistere a queste Olimpidi, voglio raccontarvi cosa si prova a stare lì. Al di là delle medaglie vinte o perse, che hanno un grande valore per le atlete in gara, sono i momenti vissuti a restare incancellabili nella mente.

Avevo solo 8 anni quando davanti al televisore guardai le Olimpiadi di Atlanta '96; praticavo la ginnastica ritmica da poco eppure sapevo che quello sport era la mia passione e che, da grande, avrei voluto assistere di persona ad un olimpiade; sedermi lì, in quel posto magico, dove poche persone al mondo hanno la fortuna di essere. Così io e la mia collega - nonché cara amica - Greta,  dopo aver partecipato in veste di spettatrici anche a Londra 2012, ci siamo avventurate per il Brasile da sole, con le nostre piccole possibilità, andando a dormire da alcuni parenti in una cittadina a più di un'ora di distanza dalla città carioca.

Zaino in spalla e biglietti ben saldi tra le mani, siamo arrivate al centro Olimpiaco Barra dove tantissimi erano i tifosi che percorrevano la strada che apriva le porte al paradiso della ginnastica. Dopo una lunga camminata, poichè non si poteva raggiungere l'area con la facilità con cui siamo soliti entrare nei palazzetti dello sport in Italia, ho guardato in faccia Greta e ho pensato: "anche stavolta ci siamo". Voglio raccontare a tutti la mia esperienza anche se spiegare cosa si prova ad una finale di tale calibro è praticamente impossibile. Avete presenti quei brividi misti a gioia e commozione che invadono tutta la schiena e arrivano fino alla punta dei piedi? Beh, entrare al centro olimpico di Rio è stato così.

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Beatrice Vivaldi