Protagoniste: Margarita Mamun

A un mese dalla conclusione dei Giochi ripercorriamo la storia della neo campionessa olimpica Margarita Mamun, una vincitrice per molti inaspettata che inevitabilmente richiama alla mente Youlia Barsukova alla finale olimpica di Sidney 2000: entrambe infatti "seconde russe", riuscirono a conquistare l'oro a causa di errori delle compagne, rispettivamente Yana Kudryavtseva e Alina Kabaeva.

Rita nasce a Mosca nel 1995, figlia di una ex ginnasta russa e di Abdullah Al Mamun Shipar, ingegnere navale bengalese, dalle cui origini deriva il soprannome di “Tigre del Bengala”. Inizia a praticare ginnastica ritmica all’età di 7 anni debuttando per la prima volta in un Torneo internazionale nel 2005 a Tartu, in Estonia. Spinta ad andare in palestra guardando le immagini della ritmica in TV, ed in particolare di quelle della sua beniamina Irina Tchachina, Rita è costretta a lavorare sodo e in fretta per recuperare il gap con le altre bambine che, come è solito in Russia, iniziano a praticare questo sport all’età di tre o quattro anni. Dopo aver gareggiato per un brevissimo periodo in rappresentanza del Bangladesh, Margarita sceglie definitivamente di optare per la nazionalità russa.

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Rita da bambina (2005-2006)


Da piccola Rita era una bambina piuttosto riservata. La difficoltà più grande all’inizio fu quella di allontanarsi dai suoi genitori, fare nuove conoscenze e dover affrontare carichi di lavoro particolarmente impegnativi: “Piangevo spesso. Non riuscivo in nessun modo ad abituarmi al fatto che le allenatrici sgridassero le atlete in palestra. Nella mia famiglia non si usa che qualcuno alzi la voce. Se non fosse stato per gli insegnamenti di Amina Zaripova (la sua allenatrice personale che la segue fin da piccola, ex pluri-campionessa mondiale e quarta ai Giochi di Atlanta, ndr) dopo il primo allenamento con Irina Viner a Novogorosk sarei scappata via per il terrore”.

 

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Rita da junior (a sinistra, 2009) e neo-senior (2011)


Nei primi anni da junior Rita non riesce ad emergere e, ad esempio, a partecipare ai campionati Europei Juniores del 2010 come le sue coetanee Merkulova e Tkachenko; il primo importante successo arriva solo nel 2011, quando inizia a mettersi in evidenza ai campionati russi. L'anno successivo, dopo i Giochi di Londra 2012 e il conseguente ritiro di Kanaeva, Dmitrieva e Kondakova, Rita si fa sempre più largo nel Team russo e sulla scena internazionale. Nel 2012 appare anche in Italia, nel Campionato di Serie A, gareggiando per la Società Armonia d’Abruzzo. L'anno successivo partecipa ai suoi primi Campionati Europei Senior a Vienna, alle Universiadi di Kazan e ai Mondiali di Kiev, iniziando a collezionare numerosi titoli di squadra e di specialità.

Nel 2014, anche a causa di un dolore alla gamba per un leggero infortunio, Rita non riesce ad andare oltre la quinta piazza agli Europei di Baku, iniziando a mostrare alcune difficoltà soprattutto nell’affrontare lo stress da gara. Il suo Staff tecnico decide così di iniziare a lavorare con un team di psicologi, quello della nazionale russa, e anche con un professionista esterno al mondo della ginnastica. La stessa Zaripova non ha mai nascosto come il carattere di Rita fosse “assolutamente non adatto allo sport di alto livello”: un paradosso per un’atleta che è riuscita ad emergere in un Paese come la Russia, in cui ogni giorno affiorano nuovi talenti, e a vincere un titolo olimpico!

Nonostante lo stress, i duri allenamenti, gli infortuni e i momenti difficili, Rita non ha mai pensato di abbandonare questo sport; e il tempo le ha dato ragione. Spinta forse più dalla passione che dall’ambizione, ha sacrificato interessi personali e vita privata per dedicarsi al lavoro con rigorosa disciplina. Disciplina che, fin da piccola, ha appreso osservando le perfomance di Kanaeva al centro tecnico della nazionale. E proprio l’oro olimpico di Pechino e Londra, che più di una volta le ha “ceduto” musiche e body, oggi spesso la segue in palestra. 

 

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Rita con alcuni dei body "ereditati" da Kanaeva

 

L’idea di allenare anche la “mente” oltre al fisico di Rita sembra aver dato i suoi frutti: ai Mondiali di Izmir 2014 gli ori conquistati diventano tre insieme ad altrettanti argenti, dimostrando così che Rita è l’unica ginnasta al mondo in grado di competere ai livelli della connazionale Yana Kudryavtseva. Nel 2015 conquista un argento nel concorso generale e l’oro al cerchio alla prima edizione dei Giochi Olimpici Europei di Baku, mentre ai Mondiali di Stoccarda insidia la rivale russa fino all’ultimo attrezzo, il nastro, con il quale perde l'oro a causa di un errore, probabilmente un nuovo cedimento psicologico. Nel 2016, a causa dell'infortunio dell'amica-rivale Yana, Rita soffre meno il confronto e acquisisce una sempre maggior sicurezza. Tuttavia agli Europei di Holon di giugno non va oltre un altro argento, risultato che sembra essere nient’altro che l’anticipazione di quello che sarebbe successo a Rio due mesi dopo. Ma la storia è andata diversamente.

Nella finale dei Giochi Olimpici Margarita eseguire quattro esecuzioni al limite della perfezione: con il totale di 76.483 si aggiudica la medaglia d'oro a discapito proprio di Kudryavtseva, colpevole di un grave errore nell’esercizio alle clavette, superando persino a livello di punteggio il precedente record olimpico detenuto da Evgenia Kanaeva.

Rita ha sempre saputo dunque rimettersi in discussione e lavorare sodo per migliorarsi nonostante da molti fosse a lungo considerata un’eterna seconda. La sua principale avversaria, come emerge in molte delle sue dichiarazioni pre e post gara, è sempre stata principalmente se stessa: per questo ha dovuto svolgere un lavoro costante per migliorarsi, limare le imperfezioni e superare i propri limiti, al di là di avversarie e punteggi. Così è andata anche a Rio, dove si è concentrata sulla “sua” gara e ha appreso solo al termine dell’ultima rotazione dell’errore della connazionale. 

 

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Con il titolo olimpico Margarita ha raggiunto quota 28 medaglie d’oro e 13 d’argento conquistate in carriera tra Campionati Mondiali, Europei, Nazionali, tappe di Coppa del Mondo, Universiadi e Grand Prix. Ginnasta versatile ed innovativa, basta pensare ai body indossati recentemente o all’alternanza delle musiche che ha utilizzato nel corso degli anni, da Rakhmaninov e Tchaikovsky a Beyoncé e ai Queen, Rita è stata recentemente insignita dal Governo russo dell’ Ordine dell’Amicizia per “Alti meriti sportivi” e “per aver dimostrato volontà di vincere, perseveranza e dedizione, dando un grande contributo allo sviluppo dello Sport russo”.

Nonostante dopo Rio avesse desiderato un periodo di riposo più lungo, Margarita è già tornata in pedana, in Giappone per l'AEON Cup e in Corea per il Galà All Stars, e prossimamente la vedremo ancora protagonista sulle pedane in tutto il mondo. Ma all’orizzonte non c’è esclusivamente la ritmica: oltre ad approfondire la sua passione per il disegno nei prossimi mesi sarà impegnata a scrivere la tesi a conclusione dei suoi studi universitari e spera di riuscire a trascorrere maggior tempo con la sua famiglia, soprattutto dopo la morte del padre, scomparso a soli 52 anni, una settimana dopo il suo rientro dai Giochi. Presto uscirà anche un film-documentario che ripercorrerà l’ultimo intenso periodo di preparazione verso Rio.

Infine si è parlato più volte di un imminente matrimonio con il nuotatore russo, Aleksandr Sukhorukov, quarto a Rio nella staffetta 4x100. Nella recente intervista rilasciata a Sportdaily.ru, Margarita ha mantenuto però il riservo sulla sua vita privata così come sulla sua decisione di proseguire o meno la carriera fino a Tokyo 2020. A chi le ha chiesto se avesse intenzione di diventare allenatrice seguendo le orme delle sui guide Zaripova o Kanaeva ha risposto “Non credo. Nella vita ci sono talmente tante cose interessanti oltre allo sport. Io praticamente dall’età di sette anni vivo tra le mura di una palestra”.

 

Beatrice Vivaldi

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