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Protagoniste: Elena Vitrichenko

Questo numero della nostra rubrica è dedicato a una regina della ginnastica ritmica mondiale: Elena Vitrichenko, una vera e propria icona di questo sport. Una ginnasta che, tra gli anni '90 e 2000, è stata capace di adattarsi alle trasformazioni del codice dei punteggi e alle sue repentine evoluzioni. Una vita di trionfi, ma anche di scandali e delusioni che hanno innegabilmente segnato una carriera brillante ma non sempre facile.

Ma partiamo dall'inizio. Nata a Odessa in Ucraina poco più di 40 anni fa, Elena inizia a praticare ginnastica ritmica all’età di 4 anni. Il suo debutto sulla scena internazionale avviene nel 1991 a Lisbona durante i Campionati Europei Junior, quando ottiene l'oro di squadra nel team dell’allora Unione Sovietica, insieme a Ekaterina Serebrianskaya e Amina Zaripova. Figlia di un professore universitario di matematica e di Nina Vitrichenko, una delle allenatrici più brillanti e creative che la ritmica abbia mai conosciuto, Elena si appassiona alla ginnastica spinta proprio dalla madre, figura di riferimento non solo per la sua crescita personale ma anche per la sua carriera di professionista. Nina è stata infatti tecnico della squadra URSS, ha fondato l’Accademia di ginnastica di Kiev e infine si è trasferita in Spagna, allenando ginnaste del calibro di Almudena Cid Tostado.

 

 

Dopo la sua prima apparizione a un campionato mondiale nel 1992, molti sono i titoli che Elena colleziona come rappresentante del neo-stato ucraino: ai mondiali di Alicante del '93 ottiene la sesta posizione nel concorso generale, ma è argento con il team e con la palla, bronzo a cerchio e clavette. Agli Europei di Salonicco del '94 si mette in evidenza vincendo l'argento individuale, l'oro con il team e sempre il primo posto a fune, cerchio e nastro. Le successive competizioni le regalano numerose medaglie nelle diverse finali di specialità, disputate tra campionati europei e mondiali, ma nessuna nel concorso individuale: è sesta a Parigi nel '94, sesta a Vienna nel '95 e di nuovo sesta ad Asker nel '96.

 

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Cresciuta da una parte con il mito della madre e dall’altra osservando le esecuzioni dei suoi modelli, come Galina Beloglazova, Oksana Kostina e Maria Petrova, Elena deve ben presto confrontarsi anche con alcune realtà molto lontane dai suoi sogni e dall’idea che da piccola aveva di questo sport. Gli intensi allenamenti spesso non paiono bastare per raggiungere i risultati delle atlete rivali, neppure delle sue stesse connazionali: è come se le mancasse sempre qualcosa per essere al "top", nonostante composizioni originali e innovative ed esecuzioni che spesso rasentano la perfezione. All’origine di giudizi così severi ci sono i dissapori interni tra le diverse Scuole nazionali: è un periodo in cui in Ucraina convivono quasi due Federazioni distinte, quella della madre e la celeberrima Scuola Deriugina. Elena paga il fatto di essere seguita direttamente dalla madre e forse anche quello di avere, in qualche occasione, espresso perplessità sui metodi di allenamento delle Deriugina.


Ai Giochi Olimpici di Atlanta, a cui si presenta da grande favorita, ottiene la prima posizione nella fase preliminare e la seconda in semifinale, ma nella finale si deve accontentare del gradino più basso del podio. Le sue esecuzioni convincenti e prive di errori, tra le quali una routine alla palla emozionante ed elegantissima, non le bastano per vincere: l'oro va alla connazionale Serebryanskaya, mentre l’argento alla rivale russa Yana Batyrchina, tra qualche fischio e disappunto del pubblico.

 

 

Nonostante si senta in qualche modo “derubata” di quell’oro olimpico, Elena non si scoraggia e torna al lavoro per preparare un programma completamente rinnovato. Il riscatto avviene nel 1997: l’oro europeo di Patrasso e l’oro mondiale all-around tanto atteso, conquistato a Berlino insieme a tre ori e un argento di specialità, consacrano definitivamente la sua carriera. Da quel momento, però, la sua strada è tutt’altro che in discesa, perché ai mondiali di Osaka del 1999 vince inaspettatamente la debuttante Alina Kabaeva che, appena sedicenne, si impone sulle avversarie sbaragliando la concorrenza. Ma non è finita.

Nel 2000, al Campionato Europeo di Saragozza, va infatti in scena uno dei peggiori scandali della storia della ritmica internazionale. Elena è vittima di un complotto tra alcune giudici, guidate proprio dalla responsabile tecnica ucraina Irina Deriugina; probabilmente una vendetta personale, in quanto la madre Nina è appena stata estratta come membro della giuria per gli imminenti Giochi Olimpici di Sidney. A causa di punteggi falsati Elena ottiene un ingiusto diciassettesimo posto in semifinale, posizione talmente difficile da accettare che Elena decide di non disputare l’ultima fase, ritirandosi dalla gara. Le irregolarità sono così palesi che sei giudici, due settimane dopo, sono sospese per un anno con provvedimento della FIG, e pertanto escluse dalla Giuria dei Giochi. Saragozza è indubbiamente per Elena il momento più difficile della carriera ma, allo stesso tempo, uno dei più importanti e per certi versi più belli e intensi. Da una parte si sente compresa dalle avversarie, che la consolano a fine gara, dall’altra ha il conforto del pubblico che, esprimendo tutto il disappunto per la valutazione dei giudici e tutta l’ammirazione per una ginnasta dal valore tecnico e umano indiscutibile, più volte scandisce il suo nome a gran voce. Ed è forse questo aspetto della vicenda che la spinge a proseguire.

 

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Ma la lotta continua. La Federazione ostacola la preparazione di Elena utilizzando metodi più o meno “leciti”, che la costringono persino a spostare gli allenamenti in una sede lontana dalla Deriugina School. Come se non bastasse, in seguito decide addirittura di escluderla dal team ucraino per i Giochi di Sidney. Solo grazie alla sentenza del Comitato Olimpico, a cui si appella, è reintrodotta in squadra. Alla sua seconda Olimpiade Elena si deve però accontentare del quarto posto, con una differenza di soli 6 centesimi dalla grande favorita Alina Kabaeva, che ottiene il bronzo nonostante una grave perdita al cerchio. Piuttosto scoraggiata dall’esito dei Giochi, Elena decide così di abbandonare definitivamente la carriera agonistica; durante la sua ultima competizione, il Gran Prix di novembre a Deventer, ringrazia pubblicamente i suoi fan per il sostegno e, piuttosto ironica, anche i giudici.

 

 

Nel dicembre del 2001 Elena, alla quale in passato era stato attribuito un flirt con il campione olimpico di ginnastica artistica Alexey Nemov, si sposa con Alexey Bovorikov, un uomo d'affari: un matrimonio fiabesco celebrato in un antico castello finlandese, riconvertito in ristorante. In seguito si trasferisce a Lloret de Mar, in Spagna, dove già vive la madre. Nina, infatti, dopo essere stata ingaggiata dalla Federazione spagnola per guidare il team nazionale ai mondiali di Madrid nel 2001, contribuendo alla crescita di ginnaste come Almudena Cid e Jennifer Colino, intende aprire una Scuola proprio in quella località. Una cittadina a cui Elena è particolarmente legata: lì aveva infatti trascorso alcuni giorni di svago dopo la gara di Saragozza e lì aveva avuto tempo di riflettere e riprendere in mano la propria vita, dopo lo smarrimento provocato da quell'episodio increscioso.

Terminati gli studi in pedagogia, per un periodo Elena rimane lontano dalle pedane per “disintossicarsi” dalla ritmica, anche se in fondo, nonostante le delusioni e le difficoltà affrontate durante il suo cammino da atleta, sa già di non poterne restare lontana a lungo. Nel 2003 apre così una omonima Accademia di formazione, in cui continua a lavorare anche dopo la scomparsa della madre, avvenuta nel 2010 a soli 56 anni, dopo una lunga malattia. Al primo ottobre 2011, durante la “Vitrichenko Cup”, risale una toccante esibizione in suo ricordo. Nel 2013 Elena si sposta negli USA, dove inizia a lavorare presso lo “Illinois RG Center” e nel 2014 apre a Chigago la “Vitrychenko Academy”, accademia di danza e ginnastica, continuando ogni anno a dirigere l’organizzazione del Torneo Junior “Vitry Cup” a Lloret de Mar.

 

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Ci è voluto molto tempo per metabolizzare l’andamento di una carriera che ha visto un notevole susseguirsi di alti e bassi, momenti in cui Vitrichenko non ha saputo darsi una spiegazione al fatto di essere stata spesso vittima di un sistema più grande e complesso di lei e per capire come quello sport così amato fosse stato anche fonte di così tanta sofferenza. Nell’autobiografia “The impossibile becomes possible”, pubblicata nel 2007, Nina ed Elena raccontano le diverse sfaccettature della ginnastica dai loro due diversi punti di vista, quello di madre e figlia, ma anche quello di istruttrice e allieva, concordando sul fatto che per molto tempo si siano sentite “da sole contro tutti”. Ma ora si può dire che Elena abbia superato e guardato avanti. Lo ha fatto grazie all’affetto degli amici, tra cui Yana Batirchina con la quale è rimasta in ottimi rapporti, e l’amore della sua famiglia. Oggi Elena ha tre figli, David, Cesare e Aurora, che è già una piccola promettente ginnasta, e pare si sia davvero lasciata il passato alle spalle. Lo dimostrano l’esibizione durante la Deriugina Cup del 2012, durante la quale cui si è cimentata con palla e cerchio, mostrando a 36 anni di avere ancora una forma fisica impeccabile, e soprattutto lo dimostra l’abbraccio con Albina Deriugina al termine della performance.

In molte interviste rilasciate dopo il termine della carriera agonistica Elena dichiara di sentirsi oggi una donna completa, perché in fondo ha raggiunto il traguardo più importante: l’affetto e la stima del pubblico, che ancora oggi la prende a modello e la considera una delle migliori ginnaste al mondo, valore che va ben oltre quello delle medaglie più pregiate.

 

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Beatrice Vivaldi

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