Protagoniste: Yulia Raskina

Protagonista di questo numero è la bielorussa Yulia Raskina, argento olimpico a Sydney 2000 che, dopo i grandi risultati ottenuti da ginnasta, si è creata una carriera da star fuori dalla pedana. O non troppo fuori dalla pedana. Come potremo vedere, Yulia non ha mai abbandonato del tutto la ritmica, neppure dopo avere lasciato le luci dei palazzetti per i riflettori delle tv. Ma procediamo con ordine, ripercorrendo passo per passo la vita sportiva di questa grande atleta.

Yulia nasce a Minsk il 9 aprile del 1982 in una famiglia ebraica particolarmente dedita allo sport. Suo padre, Sergey Vladimirovich, è insegnante di atletica oltre che professore di educazione fisica, mentre la madre Natalia è una figura molto nota nel mondo della ginnastica: già campionessa URSS nel 1977 e nel 1979, ha poi lavorato come allenatrice in diversi Paesi, tra cui Bielorussia, Grecia, Slovenia, Finlandia, Repubblica Ceca e Cipro. Sarà proprio lei a seguire la preparazione olimpica di Dominika Cervenkova in vista dei Giochi di Atene e di Chrystalleni Trikomiti fino a Londra 2012, per poi trasferirsi prima in Messico, ad allenare la squadra nazionale, e infine in Germania, dove attualmente vive e lavora.

All’età di 7 anni Yulia muove i primi passi in palestra, allenata proprio dalla madre, e capisce subito che quello sarà il luogo in cui trascorrerà gran parte della propria adolescenza. Il suo esordio internazionale avviene nel 1995 ai Campionati Europei junior di Praga, dove conquista la medaglia d’argento, un metallo a cui ben presto farà l’abitudine. Alla sua prima esperienza da senior, ai Mondiali di Berlino del 1997, è argento di squadra con le compagne Valeria Vatkina e Evgenia Pavlina, mentre l’anno successivo vince l’oro di squadra e un bronzo individuale al nastro agli Europei di Porto 1998. Nel 1998 è anche protagonista della Serie A italiana, dove gareggia per la Petrarca di Arezzo al fianco di Susanna Marchesi.

 

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Da sinistra Yulia nel 1997 a Berlino, nel 1998 a Porto, sempre lo stesso anno in Serie A e nel 1999 a Osaka

 

Ai Mondiali di Osaka del 1999 Yulia si presenta in grande forma, sperando che quella possa rappresentare la “sua” vera grande occasione. A imporsi invece è Alina Kabaeva, che conquista ben quattro medaglie d’oro. Quattro sono anche gli argenti di cui Raskina si deve accontentare: nel concorso individuale, in quello a squadre e nelle finali di palla e nastro. Agli Europei di Budapest dello stesso anno Raskina conquista, neanche a dirlo, un altro argento. Stesso verdetto ai Campionati Europei di Saragozza nel 2000, anche se in quella occasione riesce finalmente a scalare il gradino più alto del podio vincendo la finale alla palla. Sempre nel 2000 fa di nuovo tappa in Italia, dove vince il Torneo Internazionale “Trofeo CariPrato”.

 

 

Yulia arriva ai Giochi Olimpici di Sydney senza essere troppo ossessionata dal risultato. Il suo principale obiettivo è quello di portare a termine una gara pulita e farsi apprezzare dal pubblico australiano, al di là di ciò che dirà poi la classifica. Nonostante abbia piena fiducia nelle proprie grandi capacità, che in pochissimo tempo le hanno permesso di scalare le classifiche delle competizioni più importanti, Yulia è consapevole che molte delle ginnaste presenti a Sidney possono aspirare al podio. La fase di qualificazione, che la vede provvisoriamente al secondo posto, quasi anticipa il verdetto della finale. A cambiare, infatti, è solo l’oro olimpico, che anziché andare al collo della super favorita Alina Kabaeva, terza nonostante una grave perdita nella routine al cerchio, è vinto dall’altra atleta russa, Yulia Barsukova, autrice di una gara priva di imperfezioni. Raskina vincerà ancora una volta un argento.

 

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Yulia alle Olimpiadi di Sydney

 

Dopo un periodo lontano dalle competizioni, dovuto anche a un complicato infortunio al piede che la costringe a sottoporsi a tre operazioni e numerose sedute di riabilitazione, Yulia torna a gareggiare. Il 2002 la vede ancora protagonista della Serie A, in prestito alla Società Ardor di Padova accanto all’allora debuttante Beatrice Zancanaro. L’anno successivo, tuttavia, a causa dei risultati poco brillanti dovuti anche a un cambio di codice a lei poco consono, decide di abbandonare definitivamente la carriera agonistica, rinunciando all’idea di partecipare ai successivi Giochi di Atene.

Yulia ama da sempre il lato maggiormente espressivo e artistico della ginnastica ritmica. Più che la competizione in sé o il confronto con le avversarie, con le sue performances desidera entusiasmare ed emozionare gli spettatori. Più numeroso è il pubblico, più la grinta e la voglia di stupire aumentano. Grazie alle sue grandi abilità nell’utilizzo degli attrezzi e alla sorprendente capacità nell’esecuzione di difficoltà corporee estremamente ardue, quasi da contorsionista, nel 2005 segue l’esempio di altre ex ginnaste come la statunitense Mary Sanders ed entra nel cast di Corteo, spettacolo del Cirque du Soleil. Il numero è costruito ad hoc sulle sue capacità: con la “ex collega” ucraina Tamara Yerofeeva dà vita a una esibizione di coppia a palla, nastro e cerchio. Una ulteriore dimostrazione di come in fondo non abbia mai dimenticato la ginnastica ritmica.

 

 

I 60 artisti che compongono lo staff la fanno però sentire un poco in ombra; per questo motivo, dopo tre anni, decide di abbandonare l’avventura incominciando a pianificare un numero tutto suo. Qualche mese dopo il rientro dagli Stati Uniti Yulia, su proposta della direttrice Tatiana Bondarchuk, decide di iniziare a lavorare per il Circo di Stato Bielorusso con uno show tipicamente circense in cui gioca con due o più cerchi alla volta. A suo dire, è un modo per sentirsi maggiormente popolare e amata.

Nel 2013 Yulia partecipa alla trasmissione tv Dancing with the star (la popolarissima versione bielorussa di “Ballando con le stelle”) in coppia col ballerino professionista Denis Moryasin. Particolarmente apprezzati dai telespettatori, la coppia conquista il primo posto e ottiene il diritto di rappresentare la Bielorussia alla manifestazione internazionale “Eurovision Dance Contest”. Sempre in questo periodo, Yulia vanta nel proprio curriculum anche un’apparizione al programma della tv svedese “Carousel”, al musical canadese “Due stelle” in coppia con Alexey Khlestov, al talent francese “The best/Le meilleur” e a quello spagnolo “Tu si que vales” (puntata in cui, per l’occasione, è invitata anche la ex ginnasta, nonché fidanzata del presentatore, Almudena Cid Tostado, che esprime particolare apprezzamento per l’esibizione della sua ex avversaria di tante competizioni). Il numero ricorrente che propone in tutti questi show è di acrobatica aerea: in aria, legata a un tessuto, Yulia volteggia, ruota, si arrotola e si srotola eseguendo con un cerchio prilli, rotolamenti e hula-hoop con tutte le parti del corpo.

 

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A sinistra Yulia al Circo di Stato, al centro al Roncallis Apollo Variety, a destra allo show svedese Carousel

 

Nel 2014 la Federazione tedesca chiama sua madre Natalia a sostituire Galina Krylenko per la preparazione delle individualiste in vista dei mondiali in casa, che qualificano per i Giochi di Rio. Per questo motivo anche Yulia decide di trasferirsi a Stoccarda accettando il ruolo di tecnico delle ginnaste junior, un posto rimasto a lungo vacante e che le permette di lavorare accanto alla madre, da sempre suo punto di riferimento non solo come genitore ma anche come insegnante e amica. Difficile però restare lontano dai riflettori. Società sportive, compagnie di danza e teatro di tutta la Germania la invitano a partecipare, in qualità di special guest, ai loro galà e spettacoli; intanto Yulia continua ad apparire anche a show televisivi, come il “Roncalli’s Apollo Variety” in cui, oltre al solito numero di acrobatica aerea, ripropone il numero di giocoleria da circo russo tradizionale con i cerchi. Nel 2016 è protagonista di “Feuerwerk der Turnkunst – Imagine” (letteralmente “Fuochi d’artificio di ginnastica”) una tournée di 32 spettacoli diretti da Heidi Aguilar: un viaggio nella magica arte del movimento tra folle realtà e illusione. Ancora, tra dicembre e gennaio 2017, è protagonista di “One world – winter circus”.

 

 

Una carriera all'insegna dello spettacolo, per Yulia Raskina, ma non solo. La ginnastica ritmica è stato il filo conduttore della sua vita e Yulia l'ha saputa plasmare in molteplici forme, in pedana e oltre. Nonostante la natura sia stata con lei generosa, regalandole doti fisiche perfette per questo sport, non avrebbe mai potuto raggiungere i vertici mondiali senza la passione, il lavoro, la costanza e lo spirito di sacrifico, e tutto ciò non le è mai mancato. Non solo: il lavoro in pedana ha formato la sua vita anche fuori. Yulia stessa ha più volte affermato che tutte le esperienze acquisite con la ginnastica, positive e negative, le sono servite per affrontare senza paura il mondo esterno, insieme agli insegnamenti delle sue allenatrici (la madre Natalia in primis, ma anche le sue storiche coach Irina Leparskaya e Natalia Stepanova, che l’hanno sempre stimata e incoraggiata nonostante non avesse un carattere semplice). È grata anche al marito Alexander Bogaychuk, un ex giocatore di football, che l’ha sempre sostenuta e le è stato vicino, in quei pochi ritagli di tempo in cui riuscivano a stare insieme incastrati tra gli impegni professionali di entrambi.

Poco fissata con il raggiungimento della perfezione fisica e tecnica, è sempre stata più propensa a cercare performance originali per emozionare i suoi fans, e lungo questa strada ha proseguito anche dopo avere chiuso la carriera agonistica. Con le sue esibizioni votate allo spettacolo, e arricchite da una certa dose di arte circense,Yulia ha infatti avviato un tentativo di portare la magia della ginnastica ritmica anche all'esterno del suo piccolo mondo, aprendola anche ai non addetti ai lavori, facendone quasi uno show da ammirare e da cui lasciarsi trasportare. 

Nonostante non rinneghi nulla del proprio passato, Yulia non ha mai compreso e apprezzato del tutto le dinamiche interne al mondo della ginnastica; anche per questo ha spesso rifiutato ruoli di allenatrice. Le sue esperienze in Spagna, Giappone, Francia e Italia sono durate al massimo il tempo di uno stage. Non ha mai accettato impegni a lungo termine che la trattenessero troppo nella stessa città.

Oggi, grazie a un lavoro che ama, ha viaggiato molto, ha incantato spettatori di tutto il mondo, si è confrontata con artisti di diverse nazionalità, ha visitato luoghi e acquisito esperienze. Parla bielorusso, russo, sloveno, tedesco, inglese, in parte anche il francese e lo spagnolo. Per tutto questo e altro ancora, Yullia Raskina si ritiene una persona fortunata, ed è sicuramente un esempio per tutte le ginnaste che non vogliono appendere le mezzepunte al chiodo ma provare a far diventare quello che è stato appreso con la ritmica un vero e proprio lavoro.

 

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Beatrice Vivaldi