Olimpiadi di Rio 2016: io c'ero

Il tanto atteso scontro tra le Russe che si pronosticava da tempo è avvenuto davvero, ed io, che ho avuto la fortuna di assistere a queste Olimpidi, voglio raccontarvi cosa si prova a stare lì. Al di là delle medaglie vinte o perse, che hanno un grande valore per le atlete in gara, sono i momenti vissuti a restare incancellabili nella mente.

Avevo solo 8 anni quando davanti al televisore guardai le Olimpiadi di Atlanta '96; praticavo la ginnastica ritmica da poco eppure sapevo che quello sport era la mia passione e che, da grande, avrei voluto assistere di persona ad un olimpiade; sedermi lì, in quel posto magico, dove poche persone al mondo hanno la fortuna di essere. Così io e la mia collega - nonché cara amica - Greta,  dopo aver partecipato in veste di spettatrici anche a Londra 2012, ci siamo avventurate per il Brasile da sole, con le nostre piccole possibilità, andando a dormire da alcuni parenti in una cittadina a più di un'ora di distanza dalla città carioca.

Zaino in spalla e biglietti ben saldi tra le mani, siamo arrivate al centro Olimpiaco Barra dove tantissimi erano i tifosi che percorrevano la strada che apriva le porte al paradiso della ginnastica. Dopo una lunga camminata, poichè non si poteva raggiungere l'area con la facilità con cui siamo soliti entrare nei palazzetti dello sport in Italia, ho guardato in faccia Greta e ho pensato: "anche stavolta ci siamo". Voglio raccontare a tutti la mia esperienza anche se spiegare cosa si prova ad una finale di tale calibro è praticamente impossibile. Avete presenti quei brividi misti a gioia e commozione che invadono tutta la schiena e arrivano fino alla punta dei piedi? Beh, entrare al centro olimpico di Rio è stato così.

 

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Ci siamo sedute nei posti tra dei tifosi russi e ci siamo godute lo spettacolo, anche se in realtà sedute non ci siamo mai state: abbiamo saltato, urlato continuamente alle grandi ginnaste "Rita davai" "Yana, davai davai davai" e così è iniziata la gara, alle 15:20 spaccate ora locale. Che dire? Ho tifato quelle meravigliose creature con tutta me stessa, gioito con loro per ogni maestria realizzata ed ogni rischio afferrato saldamente nella mano, ma anche pianto, pianto da morire. Ho pianto perchè quelle atlete, che da casa o attraverso il televisore sembrano perfette o invincibili, dal vivo sono emozionate, impaurite e fragili: a bordo pedana prima del loro turno riprovavano insistentemente i passaggi più ostici dei loro esercizi, attraversando la passerella precedente all'ingresso in pedana a testa bassa, con gli occhi puntati solo sul loro attrezzo. Un turbinio di musiche, di swarovski, di bandiere, di tifosi provenienti da tutto il Mondo. Lo spettacolo è stato pazzesco e le protagoniste grandi, ognuna a suo modo.

Mamun, la vincitrice della medaglia d'oro, è stata impeccabile: bella, espressiva, bravissima, ma umana, tanto da essere quasi incredula a fine gara di avercela fatta, di aver conquistato il sogno di sempre. Grazie per queste magnifiche emozioni. Voto: 10

Yana, la grande sconfitta di Rio 2016, nonchè la campionessa indiscussa degli ultimi anni, nonostante la freddezza che la contraddistingue da sempre, ha perso l'oro per una maledettissima caduta della clavetta che, per la prima volta, l'ha ridotta in lacrime agli occhi di tutto il mondo. Voto: 10

Ganna è riuscita nell'impresa più ardua, ovvero guadagnare una medaglia, praticamente l'unica disponibile per salire sul podio. Elegante, sicura e coinvolgente, una delle figure più belle del campionato. Voto: 9

Son: posizionamento sorprendete, migliora anche il 5 posto ottenuto nella precedente olimpiade. Grande carattere per l'atleta coreana che ha condotto una gara magistrale, senza errori, dall'inizio alla fine. Voto: 8

Staniouta: la grande delusa di Rio, meritava un piazzamento migliore, forse anche il terzo gradino del podio, ma troppi errori hanno compromesso l'andamento della sua gara. Veramente interessanti le sue composizioni. Voto: 7

Halkina: la giovane bielorussa alla sua prima olimpiade non ha deluso le aspettative, anzi! Molto presente in pedana, maneggio magistrale e grande prova di carattere. Voto: 8,5

Vladinova: la bulgara è stata la rivelazione di queste Olimpiadi, riuscendo non solo a centrare la finale, ma anche a conquistare il 7 posto. Complimenti per lo studio accurato delle maestrie e per gli esercizi ricchi di difficoltà. Voto: 8

Rodriguez: la ginnasta dell'occidente che si è classificata meglio in questa prestigiosa finale, nella quale ha dato prova di grande maturità espressiva rappresentata al meglio dalle scelte musicali in pieno stile Spagnolo. Peccato per l'ultima routine, quella al nastro, dove purtroppo ha sbagliato molto. Voto: 7,5

Durunda: elegante e sempre sul relevè, in punta di piedi è entrata tra le migliori 10 al mondo. Purtroppo la sua è stata una gara eccessivamente fallosa, ma siamo sicuri che con un po' di esperienza in più ce la farà! Voto: 7

Moustafayeva: bella, dotata, veloce e con dei passaggi curati nei minimi dettagli. Ottima prestazione, ma l'emozione le ha giocato brutti scherzi, chiudendo al 10 posto la finale. Voto: 7

Il rammarico più grande, chiaramente, è stato quello di non aver potuto avere tra le finaliste la nostra Veronica Bertolini, che avrebbe dato una piacevole nota verde bianco e rossa a questa splendida finale.

 

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Rio 2016 e la finale di squadra. Niente è finito, il sogno continua

Domenica 22 agosto, alle 11 ora locale, c’è stata la finale a squadre delle migliori 8. La qualificazione, avvenuta il giorno precedente con le Azzurre che hanno chiuso in 4 posizione, ha fatto sì che l’attesa crescesse, così come la speranza di salire sul podio e l’idea di conquistare la tanto desiderata medaglia olimpica. Purtroppo però, a fronte di una gara davvero ben condotta da parte delle azzurre - cosa che non si può affermare per tutte le nazioni che ci hanno precedute - alle meravigliose Farfalle è toccato un immeritato 4 posto. Ma andiamo per ordine.

Quella mattina a Rio pioveva, c’era parecchio vento e i cancelli dell’arena di Barra sono stati fortunatamente aperti prima del previsto. Io e la mia amica Greta, fradice dalla testa ai piedi (cosa non si fa per una grande passione!) siamo riuscite ad entrare un’oretta prima del previsto e, dopo aver fatto qualche acquisto nei gadget store ufficiali presenti all’interno del palazzetto, ci siamo sedute esattamente dove eravamo il giorno prima. Aperto lo zaino abbiamo appeso la bandiera dell’Italia che avevamo portato da casa, precisamente davanti a noi, e ci siamo “trasformate” in delle vere tifose: oltre ad aver curato al meglio il nostro trucco con un bel rossetto rosso fuoco abbiamo sfoggiato delle piume tricolore in tipico stile carioca, acquistate qualche giorno prima in un negozio specializzato in articoli per il samba ed il carnevale e le abbiamo collocate sulle nostre teste. Che dire? Abbiamo unito il folklore tipico del Brasile ai colori dell’Italia e questo è stato il nostro modo speciale di supportare le Azzurre. Tutti i volontari che lavoravano all’interno dell’arena ci guardavano sorridenti, molti ci hanno chiesto di fare delle foto con loro, non potevamo chiaramente passare inosservate con quegli accessori in testa, tanto che abbiamo attirato anche lo sguardo di altri italiani che erano nel palazzetto ma dalla parte opposta alla nostra e che ci hanno proposto di unirci a loro. Felicissime dell’invito ricevuto, poiché immaginavamo si trattasse di genitori, amici e parenti delle Farfalle, ci siamo spostate, unendoci a quella grande famiglia italiana. Un tripudio di bandiere, di parrucche coi colori dell’Italia, di cuori che battevano all’unisono tutti pronti a tifare a squarciagola le nostre beniamine che, dopo poco, avrebbero fatto il loro ingresso in pedana.

 

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Eravamo eccitati e abbiamo fatto tutto il possibile per sostenere le ragazze di Emanuela Maccarani, che ci hanno impressionato per bravura, capacità tecniche, preparazione e bellezza. La squadra Italiana era la più omogenea, gli esercizi meravigliosi, studiati nei minimi dettagli e le ginnaste in pedana, emozionate ma razionali, consapevoli delle loro capacità ma grintose al punto giusto. Purtroppo però la delusione del 4 posto e le avversarie che non meritavano i punteggi ottenuti. La nostra squadra è stata sottopagata, in particolare nel secondo esercizio, quello con cerchi e clavette in cui, a mio avviso, avrebbe meritato almeno uno 0,400 in più.

Il boccone è ancora amaro e non semplice da digerire, soprattutto perché a comandare la classifica c’è stata una Russia imprecisa e fallosa, seguita da una Spagna carismatica che ha coinvolto sorprendentemente il pubblico brasiliano che le ha tifate molto, un pubblico che però, mi spiace dirlo, di ritmica sapeva ben poco. Il terzo posto ci è stato soffiato dalla Bulgaria per solo 0,200, una squadra normale, con delle ginnaste molto meno dotate e preparate delle nostre, ma che comunque ha avuto una buona tenuta di gara, senza errori. Il momento in cui è uscito il punteggio della Bulgaria, che ci ha decretate ufficialmente fuori dal podio, è stato terribile, ma è stato affrontato con grande onestà sportiva ed intellettuale dai tutti noi tifosi, così come dai genitori delle atlete azzurre e dalle stesse atlete, che hanno versato lacrime in silenzio.

I sacrifici fatti sono tanti, e non solo negli ultimi 4 anni e un sogno che poteva trasformarsi in realtà è svanito in pochi secondi. Staccare le bandiere e riporle nello zaino, togliere il trucco dal viso e allontanarci fuori dal palazzetto in silenzio, ognuno chiuso nei suoi pensieri, è questo quello che è accaduto. Onorate comunque di aver attraversato il mondo e di essere state lì, in quelle due interminabili ore, cuore a cuore con le ragazze della ritmica e tutti i loro supporters, abbiamo provato, nonostante la commozione e il dispiacere, la voglia di combattere per andare sempre più avanti e amare questo sport in tutta la sua imperfezione.

Così come siamo certe, faranno le nostre Farfalle, pronte, dopo questa olimpiade, a volare sempre più in alto.

Grazie Marta.
Grazie Martina.
Grazie Sofia.
Grazie Camilla.
Grazie Alessia.
Grazie Andrea.

Marta Piselli

 

 

Conosciamo l'autriceSono Marta Piselli, 28 anni, nata e residente a Frascati in provincia di Roma. Ho praticato ginnastica ritmica per 14 anni e ho avuto la fortuna di trasformare questa passione nel mio lavoro. Sono tecnico federale di 2 livello Fig e Giudice Fig di 2 grado, insegno ginnastica ritmica presso L'Asd Ginnastica Marino da 10 anni e ho tenuto anche diversi allenamenti per il centro tecnico regionale Lazio. Sono laureata alla magistrale di editoria e giornalismo presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata con 110 cum laude. L'unione della scrittura e della ginnastica ritmica ha dato vita a tutto questo!

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Beatrice Vivaldi

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