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Salomé, la rinascita della guerriera

Forse è per la sua interpretazione coinvolgente. Forse è per il suo sguardo magnetico. Forse è per le sue scelte musicali sempre originali ed azzeccate. O forse è perché tutti ci siamo commossi nel vederla uscire in lacrime dalla pedana olimpica. Qualunque sia il motivo, il fatto che Salomé Pazhava è una delle ginnaste più amate di sempre dal pubblico è evidente. Chi era a Pesaro per i Campionati del Mondo l'ha sicuramente notato dal boato che accompagnava la ginnasta georgiana in pedana.

Ho incontrato Salomé e la sua allenatrice Eliso Bedoshvili a Padova, in occasione dell'ultima tappa di Serie A alla quale ha partecipato per il secondo anno con la Polisportiva Pontevecchio di Bologna e Alexandra Gerasimova, coreografa della società, mi ha aiutata traducendo la conversazione. Salomé è una che non si risparmia, né in pedana né nelle interviste: è stato veramente emozionante ascoltare il  racconto degli ultimi due anni direttamente da lei, una guerriera che è riuscita a non arrendersi mai.

  • Salomé, nata a Mosca il 3 settembre 1997 ma di nazionalità georgiana, è allenata da Eliso Bedoshvili e Lali Dolidze. La sua carriera internazionale inizia nel 2012, anno in cui vince una medaglia di bronzo agli Europei di Nizhniy Novgorod nella gara per team juniores. Diventata senior Salomé inizia pian piano a farsi strada nel panorama internazionale: è 20^ ai Mondiali di Kiev 2013 e migliora la sua prestazione l'anno successivo, arrivando 13^ nella finale all-around dei Mondiali di Izmir. Ma è nel 2015 che arriva la consacrazione: dopo una stagione ricca di successi, tra i quali il bronzo ai Giochi Europei, Salomé conclude l'anno con una gara strepitosa ai Mondiali di Stoccarda, che le vale un inaspettato 4^ posto nella finale AA, a pochi centesimi dal podio. Nel 2016 è considerata una delle candidate al podio alle Olimpiadi di Rio, ma purtroppo diverse infiammazioni ai piedi incidono negativamente sulla sua prestazione: Salomé si deve accontentare di un 14° posto, non abbastanza per centrare la finale a 10. Ma ora lascerò che sia lei a raccontare il resto della sua difficile storia agonistica...

    Innanzitutto come stai, Salomé? Ti sei completamente ripresa dall’infortunio?

    Sì, ora sto bene. Non immaginavo che fosse così difficile ricominciare dopo un anno. Durante le prime due gare ho fatto fatica in pedana, non mi ero mai sentita così prima. Adesso inizio a stare meglio, mi sento più sicura. La serie A per me è una grande responsabilità, sono contenta che piano piano sto riuscendo a recuperare.

    Sappiamo che purtroppo i Giochi Olimpici non sono andati come ti aspettavi. Come hai vissuto questa esperienza?

    Erano 4 anni che volevo andare alle Olimpiadi, volevo fare bene e avere un buon risultato e mi ero allenata tantissimo per questo. Ai Mondiali di Stoccarda avevo l’obiettivo di entrare nelle prime 15 ginnaste per qualificarmi; non immaginavo di conquistare il quarto posto, non ci credevo, ero contentissima per questo e ovviamente perché avevo coronato il sogno di qualificarmi per le olimpiadi.

    Sono andata a Rio de Janeiro molto in anticipo, un mese prima delle gare, perché la mia Federazione aveva preso già i biglietti; abbiamo provato a lamentarci dicendo che era troppo presto, ma ormai non si potevano cambiare; così sono partita.

    Quando sono arrivata il clima era brutto, molto umido; anche la pedana era umida! Io non mi sentivo bene, ogni giorno andava peggio, i miei piedi peggioravano sempre di più. La mia allenatrice Lali mi diceva che dovevo cercare di raccogliere tutta la mia forza per andare avanti, visto che era tanto tempo che aspettavo quel momento; ma io non riuscivo neanche a fare le prove pedana, facevo una volta l'esercizio con la musica e dovevo aspettare 10 minuti per riprendermi dal dolore. I medici mi avevano consigliato di immergermi nell'acqua gelata e io lo facevo ogni giorno: mi immergevo fino alla vita per 20 minuti nelle piscine freddissime per stare un po’ meglio.

    Non ero in condizioni di andare in pedana. Quando Irina Leparskaya e Liubov Charkashyna mi hanno vista nelle prove pedana mi hanno chiesto “Ma sei tu Pazhava? Cosa sta succedendo?”. Quando sentivo mia mamma le dicevo di non guardare i video delle prove pedana, non volevo che lei li vedesse perché quella non ero io. Sono andata al Comitato Olimpico e ho detto che anche se fossi entrata in finale non sarei riuscita a fare nulla perché non stavo bene. Non avevamo un medico nella nostra delegazione, quindi dovevo andare dalle altre Federazioni a chiedere aiuto, quella Russa e quella Bielorussa. Il medico bielorusso ha provato ad avvolgermi tutte le gambe con il tape per capire quanto tempo riuscivo a rimanere senza dolore, ma anche questo trattamento non riusciva ad aiutarmi.

    Quando ho fatto il primo attrezzo, la palla, non sentivo molto dolore. È stato dopo che è iniziato; mi hanno fatto delle punture di antidolorifico ma quando è arrivato il terzo attrezzo non capivo più niente, non sapevo cosa stavo facendo, stavo proprio male. Dopo il nastro non riuscivo più a camminare, i medici bielorussi mi hanno messo degli stivali speciali per raffreddare le gambe. La mia allenatrice Lali era molto nervosa e non capiva. Mi diceva “Questo momento è così importante per te, vai, cerca tutta la tua forza, prova!”. Io capivo cosa mi diceva ma non avevo già più forze, il dolore era troppo grande. Stavo sdraiata con l’asciugamano sulla fronte e sono rimasta così quasi fino a quando non mi hanno chiamata per entrare in pedana con l’ultimo attrezzo, le clavette.

    Non so come ho fatto a fare l’esercizio delle clavette. Nell’entrare ho pensato che avevo questo esercizio da quattro anni, era impresso nella mia memoria e potevo farlo anche con il dolore. Ma quando ho iniziato, dopo il primo giro, ho capito che non riuscivo più a fare nulla; in due momenti mi volevo addirittura fermare, si è visto. Mi ha aiutato tanto ad andare avanti sentire il tifo del pubblico, che gridava “Dai Salomé, forza!”. Così ho finito, anche se non so ancora come. 

     

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     Salomé in lacrime mentre lascia la pedana olimpica dopo l'ultimo attrezzo

    Cosa è successo dopo questa difficile esperienza?

    Dopo quello che è successo a Rio ho avuto una depressione. Il dolore che avevo sentito era stato troppo forte; fino a quel momento, nonostante tutti i piccoli dolori che avevo sentito, non avevo veramente mai capito cosa fosse il vero dolore. Sono stata quasi un mese al mare, non volevo sentire nessuno.

    Nei mesi successivi ho pensato tantissimo se fosse il caso di smettere, avevo forti dubbi. A questo proposito devo fare un grandissimo ringraziamento alla Polisportiva Pontevecchio, che mi ha offerto la possibilitò di curarmi e di gareggiare per loro in Italia. Io ero molto indecisa, ho pensato tantissimo tempo “dico si o no?”. Ovviamente avevano bisogno di una risposta, tutti mi chiedevano cosa volessi fare, ma io non lo sapevo. Ho aspettato a lungo e forse anche grazie alla loro insistenza mi sono decisa. Non so esattamente cosa è successo quando ho detto di sì; subito ho pensato “ma cosa ho fatto, perché ho detto si?”.

    Però ho capito che avevo ancora la forza per andare avanti, non volevo finire la mia carriera così. Nel mio Paese non ci sono medici specializzati, quindi posso solo ringraziare chi mi ha dato la possibilità di stare due mesi a Bologna a farmi curare. Sono contenta di aver incontrato sul mio cammino delle persone così, rimarranno sempre nel mio cuore, ed è anche grazie a loro che sono tornata in pedana.

    Quando hai ricominciato ti sei ritrovata con un nuovo codice: cosa ne pensi? Come è proseguito l’anno?

    A me il nuovo codice piace perché è adatto a me; mi piace lavorare con l’attrezzo, provare le maestrie, quindi lo preferisco a quello vecchio.

    Prima di tutto ho iniziato a montare il cerchio. Non mi allenavo da mattina a sera, ho iniziato ad allenarmi gradualmente, stavo ancora recuperando. Ma quando ho iniziato più seriamente c’è stato un altro infortunio, quello al gomito! Dopo una maestria mi è uscito il gomito dalla sua sede (ho visto la foto ed è spaventosa, ndr). Per due mesi ho dovuto curare il gomito, non riuscivo a distendere il braccio, ogni giorno cercavo di stenderlo di più. In quel periodo in più avevo tanti esami in università, quindi mi rimaneva poco tempo per allenarmi.

    Ho cominciato ad allenarmi bene solo dopo il 15 luglio, ma a quel punto la Federazione mi ha detto che avrei partecipato a inizio agosto alla World Cup di Minsk. Io ho detto “come?!”. Inizialmente ho pensato di provarci, mi sono allenata sui miei esercizi ma tutti gli attrezzi volavano via. Quindi ho chiesto almeno un’altra settimana per sistemare almeno un po’ le cose; così ho esordito a Kazan. In Russia mi sentivo come se fosse la prima volta che entravo in pedana nella mia vita. Percepivo tutto il calore e il tifo del pubblico e cercavo di calmarmi dicendo che era solo l’inizio, ma sapevo di non essere pronta, il mio esercizio era al 50%. Cercavo di riprendere l’attrezzo in qualche modo, ma ero consapevole di non essere pronta.

    Ai Mondiali mi sentivo una grande responsabilità, tutti aspettavano di rivedermi. Volevo fare meglio possibile, ma immaginavo che non sarei riuscita a fare tutto. Dopo la finale alle clavette ero molto delusa di non essere riuscita a fare bene.

    A questo punto interviene Eliso: Lei vuole fare sempre meglio, tutto al 100%, ma io cercavo di spiegarle che le sarebbe servito almeno un anno per riprendersi e rimettersi in forma completa. Ancora oggi non riesce a controllare bene la traiettoria dei lanci a causa dell’infortunio al gomito; quando alza il braccio non ha la stessa sensibilità di prima quindi per lei è ancora molto difficile! 

     

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    Salomé di nuovo in pedana nel 2017

    Passiamo a qualche curiosità. Chi ha avuto l’idea geniale delle clavette in "stile Joker"? Quando hai pubblicato la fotografia sui social, durante il tuo periodo di stop, tutto il forum era in visibilio!

    Ha avuto l’idea la figlia della mia allenatrice Lali Dolidze, Mari. Abbiamo pensato a lungo come cercare di imitare questo personaggio nell'esercizio! Invece l’idea di dipingerlo sulle clavette è venuta a mia mamma, che ha una amica russa che le decora con l’aerografo. 

    E da dove è arrivata la musica del cerchio? Qualcuno sul forum ha ipotizzato che tu l’abbia sentita in un videomontaggio a te dedicato…

    No, non sapevo nulla di questo videomontaggio! L’ho sentita a un programma TV, simile a “Ballando con le stelle”, l’ho subito cercata e inviata a Eliso e Lali. È piaciuta molto a entrambe! Io desideravo tanto un esercizio lento e morbido, mi piaceva muovermi diversamente. Alla fine l’esercizio è risultato comunque veloce, però sono contenta del risultato finale.

    L’anno prossimo cambierai esercizi anche se sono praticamente nuovi?

    Salomé e Eliso si scambiano uno sguardo ridendo, poi decidono di rispondere ognuna per sé visto che hanno opinioni ancora diverse a riguardo.

    Salomé: Non ho ancora fatto bene questi esercizi, quindi per il 2018 vorrei tenerli; se devo cambiare qualcosa forse sarà il nastro.

    Eliso: Secondo me dovrà diventare più sicura con questi esercizi, adesso grazie alle varie competizioni ed esibizioni avrà modo di fare esperienza e acquisire sicurezza. Secondo me dovrebbe però cambiare la palla, perché questo nuovo esercizio non si sente così a suo agio. Vedo che qualcosa non va, continua a lavorare tanto ma non riesce ancora a eseguirlo al meglio perché c’è qualcosa che non funziona. Faremo comunque presto un incontro tutte insieme, anche con Lali Dolidze, per discutere e decidere!

    Salomé: In realtà non ho ancora avuto il tempo di pensarci, di mettere ogni cosa a posto.

    Visto che stiamo parlando con Eliso facciamo una domanda anche a lei: come è Salomé come ginnasta, che carattere ha?

    Eliso e Salomé si guardano e ridono di gusto, la ginnasta chiede “magari io devo uscire?”.

    Ti posso dire con tutta sincerità che Salomé è unica, non ho mai visto un’altra ginnasta come lei. Quando era piccola era molto attiva ed energica, una gran lavoratrice, con gli occhi sempre lucidi e attenti, voleva fare tutto! Alla sua prima gara, a Tartu, durante le prove pedane la cercavamo sempre perché era qui, poi lì, poii eccola là, velocissima! Nel tempo ha dovuto imparare a lavorare con la sua energia, a controllarla.

    Come è stato seguirla dopo Rio?

    Il post-Rio è stato il periodo più pesante della mia carriera di allenatrice. Non sapevamo cosa fare con Salomé. Noi non abbiamo un gruppo di sostegno, medici, psicologi, facciamo tutto da sole, la Federazione non ci aiuta tanto come in altri Paesi. Se in quel momento non avessimo incontrato le persone di Bologna forse non avremmo rivisto Salomé in pedana!

    L’emozione di Eliso è palpabile visto che rispondendo e ricordando quel periodo lei stessa si commuove… e quasi quasi una lacrimuccia scende anche a me!

    Salomé era giovane, non riusciva a capire di cosa avesse bisogno, non sapeva se prendere questa occasione. Mi ricordo le telefonate che facevo con Alexandra a settembre 2016, anche grazie alla sua insistenza siamo riuscite a convincere Salomé a prendere l’occasione per curarsi, ed è stata la migliore decisione per tutti.

     

    La nostra chiacchierata è volata, ma è durata quasi un’ora; starei ancora molto tempo a parlare con Salomé ed Eliso, ma devono andare a prepararsi per la gara, quindi è giunto il momento dei saluti.

    Grazie mille Salomé per aver condiviso la tua storia con noi, sentirla raccontata da te è veramente una grande emozione e sicuramente la tua forza sarà d'esempio per molte altre altete. In Italia hai tantissimi fan che ti seguono e che ti vogliono fare un grande in bocca al lupo!

    Grazie mille, mi ha fatto piacere averti conosciuto! Ciao a tutti!

     

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    A sinistra: Alexandra Gerasimova, Eliso Bedoshvili, Salomé e l'allenatrice della Pontevecchio Annalista Bentivogli. A destra: Salomé, Beatrice, Eliso ed Alexandra a Padova.

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Beatrice Vivaldi

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