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Do Re Milena, un crescendo di emozioni

La sua strada è un vero e proprio crescendo rossiniano: Milena Baldassarri, 9° classificata ai Campionati del Mondo di Pesaro lo scorso anno, è stata ginnasta-rivelazione italiana degli ultimi anni. Il riferimento a Rossini non è casuale perché ho realizzato questa intervista proprio a Pesaro, città d'origine del compositore, in occasione della 10^ edizione della World Cup durante la quale Milena è riuscita a centrare il 9° posto in All Around e la finale al nastro.

Della sua carriera vi avevo già parlato nell'articolo scritto proprio alla vigilia dell'appuntamento iridato; tra gli altri risultati ricordiamo il successo ottenuto agli Europei di Budapest 2017, dove ha centrato la finale al nastro, e ancora una volta la sua prima esperienza ai Campionati del Mondo che ha sancito il suo ingresso nella top ten mondiale, rendendola di fatto una delle ginnaste da tenere in considerazione per le classifiche internazionali.

Oggi hai gareggiato nella finale al nastro della World Cup di Pesaro, quindi innanzitutto mi sento in dovere di chiederti: sei soddisfatta della tua prestazione? Ti sentivi più tranquilla rispetto agli scorsi giorni?
Sì sì, di quello che ho fatto oggi assolutamente! Già ieri entrando con il nastro ero più decisa, anche perché avendo fatto errori alle clavette volevo riscattarmi. Nelle finali in generale è più facile dare il massimo, mentre nell'all-around sei più preoccupata perché c'è la qualificazione da centrare. Inoltre l’anno scorso in più occasioni sono entrata in finale con il nastro (anche agli Europei e ai Mondiali, ndr), quindi in generale a questo attrezzo mi sento più sicura. 

Ora torniamo all’inizio. Come ti sei avvicinata alla ginnastica? Tua mamma è una ex nuotatrice: non hai mai provato la piscina?
Mia mamma era nel team di nuoto russo, ha fatto i mondiali ed è quasi arrivata alle Olimpiadi. In effetti mi ha portata a nuotare appena nata! Ho fatto piscina per un po’, facendo anche delle gare; oltre a questo d’inverno facevo sci, il sabato equitazione e a un certo punto ho iniziato anche danza. Per un periodo ho fatto tanti sport insieme! Ho iniziato ritmica consigliata da un’amica di mia mamma, che era un'insegnante e aveva notato le mie potenziali doti. Verso i 6 anni ho iniziato a fare un allenamento più intenso, mantenendo però anche danza ed equitazione… pensa che a volte mio papà mi andava a prendere nel posto sbagliato! (ride). Ad un certo punto ovviamente non riuscivo più a fare tutto quindi sono stata costretta a scegliere; ho deciso per la ritmica perché era lo sport che tra tutti sentivo più “mio”, quello in cui mi sentivo più a mio agio e grazie al quale riuscivo ad esprimermi al meglio.

Abbiamo visto delle tue fotografie da piccola in cui ti alleni in Russia, ci racconti questa esperienza?
Da piccola avevo un lungo periodo di vacanza, che spesso passavo in Russia, e non farmi stare ferma mi iscrivevano a dei campi estivi. Lì facevamo un allenamento abbastanza duro, ma comunque divertente e alternato ad alcuni giochi. Mia mamma proviene da una città della Russia vicino ai monti Urali quindi a volte mi sono allenata anche nella società locale.

Grazie alle origini di tua mamma parli perfettamente il russo; questo ti permette di avere dei contatti anche con le ginnaste straniere?
Sì, anche perché adesso tutte parlano russo: dalle giapponesi alle americane! Tante volte inizi a parlare in inglese e invece ti chiedono di passare al russo anche quelle che non ti aspetti! Sicuramente è un vantaggio per me poter comunicare con le altre. In gara c’è sempre un buon rapporto con tutte; in pedana siamo in competizione tra noi, ma in allenamento ad esempio ci scambiamo spesso dei sorrisi di incoraggiamento. In particolare ho legato tra le russe con Kuznetsova, che è venuta a fare lo stage con Karpushenko, e con Selezneva perché mia mamma conosce bene la sua. Mi è capitato di fare un controllo antidoping con Dina Averina e anche con lei sono rimasta quasi un’ora a parlare. Poi conosco bene bielorusse, israeliane, americane...

Nel 2015 hai fatto parte della squadra junior, cosa ti è rimasto di questa esperienza? Quali sono le differenze tra la gara individuale e quella di squadra? 
Poiché è stata la mia prima gara in maglia azzurra mi è rimasta molto impressa, ho ancora come portafortuna l’asciugamano degli Europei Minsk di quell’anno! Penso che sia stato un passo importante nella mia carriera. La differenza rispetto alle gare da individualista è che in squadra hai altre persone che hanno seguito il tuo stesso percorso, hanno vissuto le stesse esperienze e ti danno forza. Da individualista devo fare tutto da me, ovviamente supportata dalle allenatrici, ma essere in pedana da sola è un po’ diverso. In squadra hai comunque dei momenti in cui ha un attimo di respiro, mentre da individualista devi tirare per tutto il minuto e mezzo.

Il 2016 è stato l’anno del tuo exploit da individualista: hai iniziato a gareggiare all’estero tra le junior e a vincere le prime medaglie...
Abbiamo iniziato le gare in un team di 3 persone (con lei Agiurgiuculese e Allovio, ndr), le prime volte quando arrivavamo a vedere i risultati e la classifica non ce lo aspettavamo! Agli Europei eravamo invece solo in due e riuscire a vincere il bronzo ci ha fatte scoppiare di felicità, non ce lo aspettavamo!

Cosa provavi allora prima di entrare in pedana e cosa è cambiato rispetto ad oggi? Senti più responsabilità?
Passando senior ti rendi conto che non è più una gara per te stessa ma stai rappresentando la tua nazione. Prima magari ero un po’ più incosciente di quello che stavo per fare, mentre ora sono più consapevole.

 

 

Lo scorso anno hai avuto un’escalation pazzesca: non eri tra le favorite per la partecipazione al mondiale eppure sei riuscita a trovare la tua strada. In che momento hai capito che avresti potuto farcela?
In realtà tutti vedono adesso i miei risultati ma io sono partita davvero dal basso, arrivavo ultima perfino ai regionali! (ride) Le mie prime gare le ho passate a fondo classifica, poi piano piano ho iniziato a risalire, quindi tutta la mia carriera è sempre stata una salita. Per quanto riguarda lo scorso anno io inizialmente non ero nel Team Italia, che comprendeva solo 4 ginnaste; quando poi Letizia Cicconcelli è passata alla squadra sono stata inserita ed ho iniziato a fare le gare di maggiore livello, dalle World Cup agli Europei di Budapest. Sono state esperienze davvero emozionanti perché ho gareggiato con le top al mondo, sapevo che loro avevano tantissima esperienza alle spalle mentre io ero solo al mio primo anno da senior, ma ho cercato di dare il massimo e “portare a casa” il più possibile. Per quanto riguarda i mondiali è difficile dire quando l’ho capito, la certezza della partecipazione l’ho avuta solo all’ultimo.

I mondiali sono una gara faticosa perché molto lunga oltre che importante. È stato difficile mantenere la concentrazione per così tanti giorni e ore di seguito?
Il terzo giorno eravamo tutte molto stanche, nella pedana di prova vedevo anche le ginnaste più esperte un po’ abbattute, perché comunque essendo sfinite non avevano più la grinta necessaria a fare bene. Comunque sapevo che bisognava dare il massimo perché era la gara più importante, quindi mi sono messa la “testa sulle spalle” (non so se si può dire!) e ho dato tutto quello che sono riuscita a dare.

Quando hai finito il tuo ultimo esercizio cosa hai pensato?
"Sì, finalmente ce l’ho fatta!" È stato bellissimo perché il tifo era spaziale, anche oggi in finale mi è sembrato di rivivere un po’ quell’emozione. Ero contenta sia di aver fatto bene che di aver finito, perchè tutto lo stress si è sciolto.

L’anno scorso hai esordito in World Cup a Sofia, ottenendo uno storico 10° posto in classifica generale. Quest’anno hai ripetuto l’esperienza ma quasi da “veterana”, l’hai vissuta in modo diverso?
In realtà non ho percepito molto il confronto. Quest’anno poteva andare un po’ meglio, ho fatto errori che potevo evitare, ma essendo per me la prima gara dell’anno ci può stare; già qui a Pesaro sono riuscita a fare meglio. Sofia sarà la sede di gara dei prossimi mondiali ed è stato importante provare la pedana e "sentire" il pubblico, perchè a settembre sarà lo stesso!

Come è stato il pubblico bulgaro nei tuoi confronti?
Certo non è come gareggiare in Italia, ma comunque è stato molto caloroso anche perché July ha origini bulgare, quindi diciamo che è per metà di casa!

Parliamo proprio di Julieta Cantaluppi, la tua allenatrice e ex ginnasta lei stessa: che rapporto hai con lei? 
Con July ho un buon rapporto, anche perché penso che senza di quello non si potrebbe andare avanti. Bisogna lavorare insieme, in sintonia, darsi forza reciprocamente perché se uno si abbatte è finita! A mio parere non è solo la ginnasta a migliorarsi, ma anche l’allenatrice impara qualcosa da ogni ginnasta che segue. Sicuramente July sa quello che deve fare tecnicamente, ma in più sa anche quello che sto facendo io, l’ha provato di persona, conosce la fatica e tutto quello che c’è dietro, quindi riesce a sostenermi e capirmi.

Quale è l’esercizio del tuo programma attuale che senti più “tuo”?
Mi piacciono tutti, forse al momento quello che sento più mio è il nastro, ma vado un po’ a periodi! Anche le clavette mi caricano molto, e mi dispiace di averle sbagliate qui a Pesaro. Per il cerchio ho cambiato musica rispetto a quella che avevo scelto inizialmente, ora utilizzo un brano bulgaro che è stato composto appositamente per lo spettacolo di Neshka Robeva, che Julieta ha richiesto direttamente a lei.

Hai un attrezzo preferito?
Mi piacciono tutti eccetto la fune! Però forse quelli che preferisco sono palla e nastro perché sono due attrezzi molto eleganti e femminili, mentre cerchio e clavette sono più “duri”.

Da ginnasta quasi sconosciuta negli ultimi due anni sei diventata una delle migliori al mondo, una delle ginnasta da tenere in considerazione per le classifiche internazionali; hai percepito questo cambiamento?
Inizialmente spesso ero riconosciuta per la macchia sulla gamba, molto visibile in body! Mentre ora inizio ad essere riconosciuta come ginnasta... sicuramente il mondiale, in cui sono arrivata nelle prime dieci, ha contribuito a farmi “un nome”. Adesso anche la gente fuori dall’Italia ha iniziato a riconoscermi e apprezzarmi, anche all’estero ci sono delle state piccole fan che mi hanno riconosciuta. 

Riesci a visitare i posti in cui gareggi?
Non tantissimo, ma a volte ci fanno fare un piccolo tour. Ad esempio a Lisbona ho visto la città che è molto bella, a Sofia ci hanno fatto fare il giro delle chiese, in Israele abbiamo visitato qualcosa, mentre Mosca la conoscevo già molto bene. È molto bello avere questa opportunità!

 

 

Recentemente tu e altre individualiste di interesse nazionale siete state impegnate in uno stage con Elena Karpushenko, l'allenatrice tra le altre dell'argento olimpico Yana Kudryavtseva. Come è stato allenarsi con lei?
È stato uno stage molto interessante perché ognuna di noi ha preso qualcosa sia da lei che da Karina (Kusznetsova, un'altra delle allieve di Karpushenko presente allo stage). Karpushenko ha lavorato sui nostri esercizi non variando elementi o difficoltà, ma più che altro controllando la pulizia, i collegamenti, le direzioni... Ad esempio ad ogni movimento invece di passare subito ad un altro di scatto ci ha inserito un collegamento, in modo da modellare più fluidamente la composizione. Secondo me lei riesce a capire molto velocemente se a una ginnasta sta più "comodo" o "scomodo" un movimento. Se vedeva che un passo in più era scomodo ci diceva di cambiarlo, capiva cosa potevamo fare con naturalezza e sentendoci a nostro agio.

Quale allenatrice o scuola ammiri come stile di ginnastica?
Le scuole dell’est sono molto avanti, Russia, Bielorussia, Ucraina… quest’ultima mi piace molto perché le ginnaste sono slanciate, espressive e pulite nei movimenti, magari non fanno cose stratosferiche con gli attrezzi come le russe ma ti prendono emotivamente. Anche le russe ovviamente, che hanno una tecnica pazzesca; ma in generale tutti questi Paesi hanno un livello altissimo che ammiro.

Su cosa pensi di dover lavorare per il futuro, quali sono i punti che a tuo parere dovresti migliorare?
Magari la concentrazione e la sicurezza, perché gli errori che faccio sono dettati da insicurezza o comunque sono errori banali, quindi dovrei imparare a entrare più convinta in pedana.

Una domanda che mi piace sempre fare alle ginnaste: se potessi tornare indietro nel tempo per dare un consiglio a te stessa da piccola, cosa ti diresti?
D piccola mi scordavo sempre gli esercizi (ride), quindi forse mi direi di concentrarmi e di rimanere più tranquilla e serena durante le gare! Io comunque sono sempre stata una ginnasta che non si abbatte; magari da piccola ero anche inconsapevole, ma comunque non sono mai stata una che piangeva dopo un brutto risultato. I miei genitori mi hanno sempre sostenuta, mio papà quando arrivavo ultima per sdrammatizzare mi diceva “guarda la classifica al contrario, sei prima!”. Quindi anche se facevo male mi sentivo comunque appoggiata; penso che sia stato molto importante il fatto che i miei genitori non abbiano mai preteso niente da me!

Tra i tuoi sostenitori, oltre alla tua famiglia, ce n’è uno speciale...
(Ride) sì, Andrea, il mio ragazzo! È molto carino, a Sofia mi ha fatto una sorpresa perché era il nostro anniversario, è venuto a veder la gara e lo tutti sapevano tranne me! Non lo considero un punto di distrazione dal mio sport; anzi, penso che sia un punto d’appoggio e di forza che mi aiuta anche nei momenti più brutti. Ci siamo conosciuti per caso perché lui frequentava la scuola davanti alla mia, ha iniziato a scrivermi e siamo entrati subito in sintonia. Siamo due persone molto tranquille, non litighiamo mai! Io mi fido moltissimo di lui nonostante la lontananza, visto che adesso frequenta l’università ad Ancona e ci vediamo solo nel weekend. Però riusciamo a rendere i momenti che viviamo insieme molto speciali!

A volte non ti manca la vita "normale" delle tue coetanee?
Io frequento la scuola normale, quindi ho comunque delle amicizie esterne. Stare in palestra mi occupa la giornata, quindi secondo me se non andassi in palestra mi annoierei troppo! Mi capita magari  qualche volta di pensare "che bella giornata, sarebbe bello uscire", ma poi so che ho il mio obiettivo e il mio impegno da portare avanti.

Sui social e ovviamente anche dal vivo vedo che hai un bellissimo rapporto con le piccole ginnaste della tua società. Ti piacerebbe un giorno allenare?
Sì, succede spesso che in palestra Julieta o Cristina (Ghiurova, madre di Julieta, ndr) mi chiedano di spiegare qualche elemento alle più piccole. Quando le vedo un po’ abbattute cerco di parlare e di tranquillizzarle, in Serie A ad esempio essendo la più grande dovevo cercare di convincerle a entrare in pedana sicure e fare bene. Mi piace dare consigli e aiutare le altre ginnaste e finita la mia carriera avrò l’opportunità di allenare conoscendo già le basi, quindi di sicuro c’è anche questa possibilità.

Cosa ne pensi della ritmica maschile? E della coppia mista?
Io non ci vedo nulla di male, secondo me è giusto poter fare questo sport se ti piace! Anche perché a tutti piace provare a maneggiare un nastro, una palla... Mi è anche capitato un paio di volte che dei ginnasti spagnoli mi scrivessero dei complimenti. La coppia la vedo più adatta per l’acrobatica, con sollevamenti e prese, faccio fatica a immaginarmela per la ritmica; magari sarebbe interessante vedere una squadra mista.

Infine che messaggio vorresti dare alle ginnaste tue fan?

Direi loro di continuare a fare quello che si sentono dentro. Anche se arrivano ultime ma sentono che questo sport è "loro" devono continuare e non mollare; con costanza e impegno i risultati arriveranno sicuramente! Anche solo raggiungere un piccolo miglioramento è importante. Se una gara va male non bisogna abbattersi ma continuare ad andare avanti!

Ti ringrazio per aver chiacchierato con me e ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo futuro!

 

milena baby

Beatrice Vivaldi

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