Esercizi nella storia: le clavette

Concludiamo il nostro percorso nel mondo degli esercizi individuali con il numero dedicato alle clavette. Unico tra i cinque piccoli attrezzi a dover essere utilizzato necessariamente in coppia, nell’immaginario collettivo viene spesso associato ai classici “birilli” del circo. La conformazione delle clavette si è evoluta nel corso degli anni: originariamente di legno, oggi vengono fabbricate in materiale sintetico piuttosto flessibile che addirittura ne permette l’incastro una dentro l’altra. Così come nastro e cerchio, anche le clavette possono essere facilemnte decorate e personalizzate a proprio piacimento.

L’utilizzo delle clavette richiede buona manualità, destrezza e coordinazione. Devono essere infatti maneggiate con entrambe le mani dando vita a movimenti veloci, talvolta asimmetrici e su diversi piani. Ecco perché solitamente vengono proposte ad allieve che praticano ritmica già da qualche anno e che hanno acquisito una certa confidenza il maneggio degli attrezzi. Si tratta di un attrezzo piuttosto insidioso e, proprio per il fatto che devono lavorare entrambe, spesso l’errore si nasconde dietro l’angolo.

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Esercizi nella storia: il nastro

Spesso chiamato in maniera bizzarra dai non addetti ai lavori, come “fiocco” o “filo”, il nastro è indubbiamente uno degli attrezzi della ginnastica ritmica più coreografico e per questo motivo più amato dagli spettatori. A causa della sua conformazione per poter essere utilizzato con dimestichezza è necessaria molta pratica: per evitare che parti di esso rimangano ferme, o che si creino fastidiosi nodi durante un’esecuzione, il nastro deve essere tenuto costantemente in movimento. Esempi tipici di maneggio sono oscillazioni, circonduzioni, spirali, serpentine, lanci e abbandoni, movimenti a otto, passaggi attraverso o sopra con tutto il corpo o parte di esso. Dopo il cerchio, la fune e la palla vediamo, attraverso la mia personale selezione, come si è evoluta la costruzione degli esercizi con questo spettacolare attrezzo.

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Ricomincio da qui

La vita sportiva di una ginnasta, si sa, è molto intensa ma allo stesso tempo anche di breve durata. Salvo rare eccezioni come la longeva Almudena Cid Tostado, che ha terminato l’attività agonistica a 28 anni ed è l’unica ginnasta ad aver disputato quattro finali olimpiche, generalmente verso i vent'anni la carriera di un’atleta inizia la sua fase calante. Oltre che per motivi anagrafici una ginnasta può decidere di ritirarsi per cause di forza maggiore; ad esempio per un infortunio, per l'inizio dell'università o del lavoro, o semplicemente per non essere più in grado di supportare ore e ore di estenuanti allenamenti. Altre volte sono successi, come la vittoria di un titolo olimpico o mondiale, o magari le delusioni a determinare l’abbandono dalle pedane.

Abbiamo già parlato di ex atlete che oggi si dedicano all’insegnamento o sono entrate a far parte del mondo della moda o dello spettacolo. Questa volta ci focalizziamo su alcune protagoniste che, appesi body e mezzepunte al chiodo, hanno deciso di cambiare completamente scenario e cimentarsi in un altro sport.

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Esercizi nella storia: la palla

Continua il nostro viaggio nel mondo della ritmica attraverso la riproposizione di alcuni tra gli esercizi che sono rimasti nella memoria di questo sport. Dopo il cerchio e la fune protagonista di questo nuovo numero è la palla, generalmente il primo tra i piccoli attrezzi ad essere proposto alle bambine che si affacciano nel mondo della ritmica.

La palla, il cui utilizzo risulta conosciuto sin dai tempi di greci e romani, è un oggetto con cui ci si cimenta fin da piccolissimi e anche per questo motivo risulta particolarmente familiare e più semplice da maneggiare. Introdotta nelle competizioni a partire dai campionati Mondiali di Varna del 1969, la palla è un attrezzo congeniale per ginnaste particolarmente elastiche e sciolte e ben si presta a una moltitudine di movimenti come lanci, giri, palleggi e rotolamenti a terra e sulle diverse parti del corpo.

Ecco le dieci routine, scelte con difficoltà tra i numerosi capolavori che ginnaste di tutto il mondo hanno saputo creare negli anni, che ho deciso di “rispolverare”.

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I ricorsi: io valgo di più!

Durante i Campionati del Mondo di Pesaro il tema dei ricorsi è stato molto dibattuto sul forum, in quanto abbiamo assistito a lunghe interruzioni causate proprio dalla presentazione di reclami da parte di diverse delegazioni. Ponendomi dalla parte dello spettatore mi sono più volte chiesta come funzioni questa procedura, nello specifico: quando e quante volte un tecnico può richiedere durante una competizione la revisione del punteggio? Quali sono i criteri secondo cui questo può essere alzato o abbassato? Quali membri della giuria hanno il compito effettivo di rivedere l’esercizio e a chi spetta emettere il verdetto? E poi ancora, fare ricorso comporta un costo?

Per approfondire questo tema e fare un po’ di chiarezza abbiamo interpellato Adalgisa Di Fortunato, ex atleta e attuale tecnica della A.G. Comense, e Silvia Vicenzi, otto anni di esperienza come volontaria in Coppa del mondo che, a Pesaro, erano posizionate proprio al tavolo adibito alla gestione dei ricorsi.

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Ritmica maschile: verso la parità di genere?

L'esclusione dai Giochi Olimpici è una minaccia sempre più tangibile per la ritmica, l'ultimo sport olimpico che non soddisfa il requisito della parità di genere. Questa situazione sta spingendo a cercare una soluzione per rendere questo sport anche maschile, o perlomeno per creare una specialità che preveda anche gli uomini. Vi ho già parlato di come in alcuni Paesi la ritmica maschile sia già una realtà affermata: in Spagna esiste un campionato individuale del tutto simile a quello delle ragazze, in Giappone è stato creato uno sport che unisce varie discipline con un vero e proprio Campionato Mondiale mentre la Russia sta sperimentando sia l'individuale che la coppia mista.

Anche altri Paesi negli anni hanno iniziato ad adoperarsi per la preparazione tecnica di atleti uomini, in attesa di vedere come si regolerà la Federazione Internazionale che, ad oggi, non si è ancora espressa ufficialmente a riguardo.

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Nuovi orizzonti: la ritmica maschile

La prima edizione dei Giochi Olimpici Moderni, quella di Atene 1896, prevedeva solo 9 discipline, tra le quali figurava già la ginnastica. Da allora il numero di sport ammessi è cresciuto esponenzialmente ma alcuni di essi potrebbero esserne presto esclusi poiché non soddisfano tutti i requisiti necessari, primo tra tutti la parità di genere. Nonostante l'importanza storica della ginnastica nelle gare olimpiche il settore della ritmica corre il rischio di rimanere fuori dai Giochi se rimarrà esclusivamente femminile.

Dopo l'aggiunta della versione femminile del pugilato nel 2012 e del salto con gli sci nel 2014, oggi ai Giochi non sono più presenti sport praticati da soli uomini. Due sono invece le discipline che rimangono di pratica esclusiva femminile: il nuoto sincronizzato e, appunto, la ginnastica ritmica. Il primo, in questo senso, si sta già adeguando: nel 2015 c'è stato il debutto ufficiale del programma di coppia mista ai mondiali di Kazan. In Italia è ancora fresca nella memoria l’impresa degli italiani Manila Flamini e Giorgio Minisini, oro ai mondiali di Budapest dello scorso luglio proprio in questa nuova specialità.

La ritmica invece, nonostante i brillanti tentativi di Paesi come Spagna e Giappone, su questo fronte è tuttora piuttosto indietro; anche se voci di corridoio, emerse dopo Mondiali di Pesaro, assicurano che qualcosa finalmente si sta muovendo.

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Come essere un buon genitore per una ginnasta

Sappiamo bene chi sia Elena Vitrichenko e che genere di esperienze abbia avuto nel mondo della ritmica durante i suoi anni da ginnasta, grazie anche all'approfondimento a lei dedicato pubblicato qualche tempo fa nella nostra sezione Protagoniste. Dopo avere appeso le mezzepunte al chiodo la campionessa ucraina ha intrapreso la carriera di allenatrice fondando la Vitrichenko Academy. 

Una scuola dove Elena si impegna a utilizzare tutte queste esperienze, positive e negative, per allenare ed educare le ginnaste... ma anche i loro genitori. Perché, a volte, anche loro hanno bisogno di essere allenati!

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Beatrice Vivaldi

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