Trent'anni di olimpiadi

Una panoramica sullo sviluppo della ritmica dal 1984 al 2014

La ginnastica ritmica è un sport relativamente giovane: quest’anno, nel 2014, festeggiamo il 30° anno dalla prima olimpiade, quella di Los Angeles 1984. Riconosciuta ufficialmente come disciplina della Federazione Internazionale di Ginnastica solo nel 1961, prima come ginnastica moderna e poi come ritmico-sportiva, la ginnastica ritmica pone le sue radici già nell’antichità, legandosi alla danza e prima ancora ai rituali religiosi di alcune culture.

In occasione di questo trentennale ho deciso di provare a fare una panoramica dell'evoluzione che ha caratterizzato questo sport: i video delle campionesse olimpiche ci accompagneranno, con piccoli balzi di quattro anni, attraverso la sua storia. Non mi concenrerò sul metodo di giudizio o sul codice dei punteggi utilizzati - già solo questo argomento potrebbe occupare l’intero articolo - ma piuttosto sullo sviluppo del movimento, della musicalità e del maneggio: un vero e proprio volo d'aquila che spero vi possa far apprezzare ancora maggiormente le peculiarità perse, acquisite o ritrovate della ginnastica ritmica.

La prima campionessa della storia della ritmica è la canadese Lori Fung, che partecipò alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles e dovette parte di questa vittoria al fatto che le ginnaste dell’ USSR e della Bulgaria, considerate le favorite, non parteciparono ai Giochi per il boiccottaggio messo in atto dalle rispettive nazioni. Come possiamo vedere in un primo video l’esercizio è molto semplice rispetto a quanto eseguono le ginnaste oggi: il legame con la musica è molto evidente ma la ginnasta esegue pochi elementi, e a volte non è chiaro distinguere cosa sia quella che oggi chiamiamo difficoltà rispetto ai semplici passaggi o collegamenti. La Fung non esegue particolari maneggi con l’attrezzo, che spesso viene tenuto fermo, cosa impensabile oggigiorno! Agli addetti ai lavori farà strano pensare che questa composizione ha portato alla vittoria olimpica, ma dobbiamo ricordarci che siamo solo gli albori della ritmica e che probabilmente senza questa ginnastica primordiale non saremmo arrivati a dove siamo ora.

 

La seconda campionessa olimpica della storia è Marina Lobatch, allora in gara per l’Unione Sovietica, oggi grande giudice e allenatrice bielorussa, che gareggià a Seoul nel 1988. Sono passati solo 4 anni eppure vediamo già un grande sviluppo nel movimento e nello studio della composizione. Ogni accento della musica è enfatizzato dai movimenti della ginnasta: l’esercizio per noi è ancora povero ma è impossibile non rimanere incantati davanti a questo mix perfetto di danza e ginnastica. I movimenti si fanno molto più ampi e riconosciamo già più difficoltà, talvolta anche incatenate tra loro.

 

A Barcellona, nel 1992, la vittoria andò a Alexandra Timoshenko, ginnasta del Team Unificato che comprendeva alcune delle ex repubbliche dell'Unione Sovietica. Notiamo subito una svolta nella musica: l’aggiornamento delle regole che la limitavano permette ora una maggiore scelta, in questo caso un brano moderno e più veloce. Si può apprezzare anche uno sviluppo nei pivots (giri), prima limitati, e una maggiore ricerca di movimenti rischiosi con l’attrezzo.

 

Ad Atlanta nel 1996 trionfa l’Ucraina Ekaterina Serebryankskaya: ciò che mi ha colpito di questa ginnasta è l’ammiccamento alla giuria. Ovviamente inteso in senso positivo: le ginnaste non si limitano più a eseguire un esercizio interpretando la musica, ma lo eseguono anche per compiacere il pubblico e la giuria. La musica è fortemente caratterizzata dai movimenti della ginnasta, le difficoltà forse al giorno d’oggi non verrebbero ritenute perfette, però iniziano già ad essere notevoli anche rispetto a ginnaste del ventesimo secolo.

 

L’Olimpiade di Sydney del 2000 per me è un po’ speciale, perché è stata la prima che ho seguito da spettatrice. A causa di un errore della connazionale e super-favorita Kabaeva la vittoria andò a Youlia Barsukova, l’elegante cigno russo che incantò tutti soprattutto con l’esercizio alla palla. Se avete seguito questo articolo dall’inizio potete subito notare come la palla di Lori Fung sia ormai lontana e superata rispetto a questa: in 16 anni la ritmica si è evoluta, gli esercizi sono più complessi e rischiosi e si sta andando verso una ricerca di maggiore flessibilità e di movimenti sempre più plastici.

 

Nel 2004 finalmente Alina Kabaeva riesce ad avere il suo riscatto e conquistare il titolo. Avevo anticipato che non avrei parlato di codice e di punteggi, ma vedendo questo esercizio mi è impossibile non fare una precisazione. In questo quadriennio il codice in vigore prevedeva le combinazioni, cioè serie di difficoltà eseguite una di seguito all’altra, senza passi o collegamenti tra di loro. Secondo il mio parere questo è stato un grave limite per la ritmica: le ginnaste, vincolate dall’esecuzione di 2-3 elementi consecutivi, avevano perso quasi completamente il collegamento con la musica che tanto caratterizzava la ritmica alle origini… per fortuna la FIG ha prontamente corretto questa tendenza che rischiava di trasformare la ritmica in uno sport completamente diverso.

 

Nel 2008 la giovanissima Eugenia Kanaeva, la più giovane campionessa olimpica della storia della ritmica, sbaraglia la concorrenza. Fortunatamente le disastrose combinazioni sono scomparse: eppure le difficoltà sono ancora tante. Troppe? Di sicuro Eugenia le esegue in modo egregio, dimostrando l'estrema flessibilità dorsale che è ormai diventata un punto fermo della ritmica, soprattutto dopo l'avvento di Kabaeva. Rispetto al 2004 la ginnasta riesce ad seguire di più l’accompagnamento ma di sicuro, a differenza delle origini, non c'è più spazio per le pause d'effetto e le enfatizzazioni.

 

L’ultima Olimpiade, quella di Londra 2012, è ancora tutta per la Kanaeva, che stabilisce così un nuovo record essendo l’unica vincitrice di due ori olimpici della storia. Ho deciso di presentarvi nuovamente il suo esercizio al nastro per evidenziare la crescita sia della ginnasta che della ginnastica in questi 4 anni. Le difficoltà sono diminuite, e questo le permette di seguire maggiormente la musica e tutti i suoi accenti. Sicuramente la tendenza è stata quella di tornare a guardare al passato e ripartire da lì per avere una ginnastica complessa ma sempre aderente alla musica, che è la vera essenza della ginnastica ritmica.

 

Oggi, esattamente a metà tra l’ultima olimpiade e la prossima, la ritmica ha subito un’ulteriore svolta grazie all’introduzione di due elementi relativamente nuovi: le maestrie, cioè dei movimenti originali, rischiosi ed unici con l’attrezzo, e le serie di passi ritmici, cioè sequenze di passi di danza che caratterizzino la musica rese obbligatorie. Se la ricerca del punteggio ci aveva portati ad eseguire mille difficoltà a costo di distaccarci dalla musica, oggi grazie al nuovo regolamento questo non è più possibile. Se questo ha migliorato la ritmica lo lascio giudicare a voi, io preferisco concludere con un video della campionessa mondiale in carica Yana Kudryavtseva e con una citazione: 

"Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti." (Bernardo di Chartres)

 

Beatrice Vivaldi

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