Da Firenze a Pesaro: la grande ritmica in Italia

Cento sono i giorni che ci separano dai Campionati Mondiali, che per la prima volta nella loro storia si svolgeranno in Italia. Un motivo di orgoglio per il nostro Paese e in particolare per la città di Pesaro, che ha già dimostrato, con nove edizioni della World Cup, di essere perfettamente in grado di gestire competizioni di così alto livello. Avere la possibilità di ospitare un evento sportivo internazionale non solo incrementa l’attenzione e la visibilità per la ginnastica, contribuendo alla sua diffusione, ma ha anche un grande impatto sul territorio, costituendo una occasione di sviluppo economico, sociale e turistico.

Mai prima del 2017 l’Italia aveva ospitato il campionato iridato di ritmica. Vi erano stati quelli di artistica a Torino nel 1911, in occasione del 50° dell’Unità d’Italia e dell’Esposizione Universale, e di nuovo a Roma nel 1954, mentre nel mondo dei piccoli attrezzi abbiamo avuto due illustri precedenti coi Campionati Europei, rispettivamente nel 1986 a Firenze e nel 2008 a Torino, oltre a numerose prove di Coppa del mondo, a Genova nel 2006 e 2007 e il lungo ciclo di Pesaro, dal 2009 in poi. Adesso, finalmente, i mondiali a Pesaro. Per prepararci all'evento, riviviamo in breve le tappe precedenti della grande ritmica in Italia!

Europei di Firenze, 1986

Nel 1986 Firenze fu scelta quale sede per la quinta edizione degli europei di ritmica, un torneo organizzato per la prima volta a Madrid nel 1978 e che in seguito si sarebbe dovuto svolgere con cadenza biennale fino al 1992, quando divenne annuale. Inoltre, quella del 1986 fu anche la prima edizione dei campionati europei a essere organizzata direttamente dalla UEG, invece che dalla FIG, come era stato in precedenza.

A vincere il titolo nel capoluogo toscano fu Bianka Panova, uno dei più grandi talenti della storia della ginnastica, che l’anno successivo a Varna, in Bulgaria, avrebbe poi raggiunto il record storico di 5 medaglie d’oro in un campionato mondiale. A Firenze condivise il titolo con l’altra “golden girl” bulgara Lilija Ignatova, mentre il bronzo andò all’atleta sovietica Galina Beloglazova. Sempre la Bulgaria trionfò anche nel concorso a squadre, seguita da URSS e Spagna. Quarta, per un solo decimo di punto, l’Italia allenata da Amalia Tinto (Marika Bosisio, Cristina Bucci, Anna Colombera, Laura Gigante, Simona Laguzzi, Simona Marignetti, Elena Signorini e Simona Orlandi): una Italia che, forte dei brillanti risultati ottenuti negli anni precedenti a livello internazionale sotto la guida di Maria Rosa Rosato, come il bronzo mondiale a Cuba nel 1971 e il primo storico oro, a Rotterdam nel 1975, a Firenze aspirava di certo a qualcosa di più.

Marina Piazza, che oggi è Direttrice Tecnica Nazionale, in quel campionato accompagnò da allenatrice le individualiste azzurre Barbara Ferrari, Simona Brusa e Giulia Staccioli. La migliore delle tre fu proprio Staccioli, che ottenne il nono posto sulle 66 ginnaste in gara, conquistando l'accesso a ben tre finali di specialità. Ricordiamo peraltro che la storica fondatrice dei Kataklò, cresciuta tra le fila della Società Forza e Coraggio di Milano, è stata anche tre volte campionessa nazionale (nell'83, '85 e '86) e, insieme a Cristina Cimino, la prima atleta nella storia della ritmica italiana a prendere parte ai Giochi Olimpici, a Los Angeles nel 1984.

World Cup di Genova, 2006-2007

Dopo Firenze, trascorsero vent’anni prima che un grande evento internazionale ritornasse in Italia. Era esattamente il 2006, quando toccò alla città di Genova organizzare una tappa di Coppa del mondo di ginnastica ritmica a squadre.

Il 3 giugno, presso un MazdaPalace gremito in ogni ordine di posto, andò in scena il secondo appuntamento del circuito 2006, il primo a cui l’Italia decise quell’anno di partecipare. Titolari allora erano Elisa Blanchi, Elisa Santoni, Fabrizia D’Ottavio e Marinella Falca, con le esordienti Chiara Del Grosso e Matilde Spinelli ad alternarsi nel ruolo di quinta ginnasta, la prima ai 5 nastri e la seconda a cerchi-clavette. Le giovani azzurre, guidate da Emanuela Maccarani, Eva D’Amore e Nathalie Van Cauwenberghe, in una intervista condotta da Yuri Chechi a termine gara espressero la propria gioia per avere affrontato un evento così importante davanti al pubblico di casa, ma allo stesso tempo anche la delusione per il risultato. Ad aggiudicarsi entrambe le finali fu infatti la squadra russa mentre l’Italia, seconda ai nastri, dovette accontentarsi del quarto posto nel combinato.

Genova ospitò la World Cup anche l’anno successivo, quando 21 team di altrettante nazioni si affrontarono nel Palazzetto dello Sport alla Fiera del Mare, dove negli stessi giorni si stavano svolgendo anche i Campionati assoluti di aerobica. Incitate dal tifo da stadio del pubblico italiano, le “farfalle” Blanchi, Santoni, D’Ottavio e Falca, più Masseroni e Savrayuk, conclusero una gara pulita e convincente, ma non riuscirono a conquistare anche il giudizio della giuria. Nonostante avessero concluso il concorso generale al primo posto coi punteggi più alti, in finale le azzurre si dovettero accontentare dell’argento sia alle 5 funi, dietro alla Bulgaria, che al combinato cerchi-clavette, dietro alla Russia.

Europei di Torino, 2008

Torino è considerata la “culla” della ginnastica ritmica. Da qui infatti si è sviluppato l’intero movimento a partire dagli anni venti, grazie alle brillanti intuizioni della Prof.ssa Andreina Sacco Gotta, insegnante di educazione fisica diplomata al Conservatorio di Torino, e della sua allieva, la Prof.ssa Maria Rosa Rosato. Il legame tra la ginnastica e il capoluogo piemontese pare però affondare radici in tempi più lontani. Nel 1844 vi nacque una delle Società più antiche del mondo, la Reale Società Ginnastica di Torino, e sempre in questa città è ambientato “Amore e ginnastica” di Edmondo De Amicis del 1892, il primo romanzo a tematica sportiva scritto in Italia, dal quale è stato tratto anche un film diretto da Luigi D’Amico. 

La ginnastica femminile moderna, come la chiamavano ai suoi albori, era inizialmente legata alle competizioni di artistica e aveva un compito più educativo che competitivo, finalizzato alla formazione sia fisica che mentale di giovani atlete. È alla Prof.ssa Maria Rosa Rosato, allieva della capostipite Sacco Gotta, che si deve la costituzione della prima vera e propria squadra nazionale, composta da allieve scelte presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Torino, dove aveva cominciato a insegnare nel 1959.

Nel 2008 al capoluogo piemontese, rinato soprattutto dopo i Giochi Olimpici, furono assegnati i Campionati Europei, ancora oggi un modello per l’eccellenza organizzativa dimostrata e la risposta entusiastica del pubblico. 9.000 spettatori provenienti da ogni parte d’Italia, spinti dalla passione per questo sport e dal desiderio di sostenere le farfalle azzurre alla vigilia dei Giochi di Pechino, affollarono il PalaIsozaki, un moderno palasport costruito per i Giochi Olimpici, situato nelle vicinanze dello stadio olimpico. Ad avere la meglio tra le ginnaste in gara, provenienti da 35 Paesi, fu la russa Eugenia Kanaeva; secondo posto per la beniamina di moltissimi tifosi italiani, l'ucraina Anna Bessonova; terza l'altra russa Olga Kapranova

La squadra di Emanuela Maccarani (Angelica Savrajuk, Daniela Masseroni, Elisa Blanchi, Elisa Santoni, Fabrizia D'Ottavio e Marinella Falca), in un tripudio di bandiere tricolori, non tradì le aspettative e conquistò il bronzo nel concorso generale dietro Russia e Bielorussia, l’oro di specialità con le 5 funi e l’argento nel combinato cerchi-clavette, esercizio che fu un emozionante capolavoro cucito sulle note del “gladiatore”. Julieta Cantaluppi, unica senior italiana in gara, ottenne la quindicesima posizione. A Torino furono convocate anche le giovani promesse junior Camilla Bini, Alessia Marchetto, Andreea Stefanescu (che per un problema burocratico legato alla sua cittadinanza dovette rinunciare all’ultimo alla competizione) e Federica Febbo, quest'ultima vincitrice di una storica medaglia di bronzo nella finale al nastro.

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World Cup di Pesaro, 2009-2017

Con gli Europei di Torino e i successi della nazionale italiana, che a partire dall’europeo di Riesa nel 2003 aveva cominciato a collezionare medaglie in tutto il mondo, l’Italia aveva assunto un ruolo di primo piano nel panorama della ritmica internazionale. A confermarlo oltre ogni possibile dubbio fu la Coppa del mondo di Pesaro: due anni dopo la doppia esperienza genovese, l'onore di organizzare la manifestazione tornò a una città della nostra penisola. Che non sciupò certo l'occasione.

Dal 30 aprile al 2 maggio 2009, all’Adriatic Arena, andò infatti in scena la prima edizione del Torneo, alla quale parteciparono più di cento ginnaste provenienti da 22 Nazioni, tra cui nomi altisonanti della ritmica come la neo campionessa olimpica di Pechino, Eugenia Kanaeva, che vinse il titolo davanti a Sessina e Bessonova. A rappresentare l’Italia fu Julieta Cantaluppi, tredicesima nel concorso generale e settima in finale al nastro, e con lei una folta schiera di altre ginnaste: le senior Chiara Ianni, Martina Alicata Terranova, Olga Sganzerla, Federica Febbo e Andreea Stefanescu (le ultime due fuori gara) e le junior Chiara Di Battista, Camilla Bini, Alessia Marchetto e Valeria Schiavi. Le ragazze della squadra senior (Angelica Savrajuk, Daniela Masseroni, Elisa Blanchi, Elisa Santoni, Romina Laurito e Giulia Galtarossa), impegnate nelle routine ai 5 cerchi e con funi e nastri, vinsero l'oro nel concorso generale e nelle due finali di attrezzo; la stessa squadra che, qualche mese dopo, sarebbe salita sul tetto del mondo a Mie, in Giappone.

Nel corso degli anni l’organizzazione ha saputo perfezionarsi sempre di più, fino a diventare un punto fermo nel calendario di appuntamenti internazionale di molti paesi. Proprio grazie all’ottimo lavoro svolto in questi nove anni dal Comitato Organizzatore Locale “Turismo&Sport”, di cui fanno parte la Società Aurora Fano e Aspes Spa, oggi Pesaro si appresta ad affrontare sfide sempre più ardue. Oltre ai mondiali di fine agosto, alla città sono state assegnate anche le prossime tre edizioni del circuito: un ulteriore motivo di orgoglio per il nostro Paese, considerato che, dal corrente anno, la struttura della World Cup è stata profondamente rivisitata e adesso prevede solo quattro tappe - Pesaro, Tashkent, Baku e Sofia - anziché dieci come accadeva in passato.

Il futuro della grande ritmica internazionale in Italia promette di essere luminoso, almeno sulle sponde dell'Adriatico, e noi continueremo a seguirlo in prima fila come abiamo fatto in questi anni. Con la speranza che la nostra lista di eventi possa diventare sempre più lunga.

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Beatrice Vivaldi