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La vita sportiva di una ginnasta, si sa, è molto intensa ma allo stesso tempo anche di breve durata. Salvo rare eccezioni come la longeva Almudena Cid Tostado, che ha terminato l’attività agonistica a 28 anni ed è l’unica ginnasta ad aver disputato quattro finali olimpiche, generalmente verso i vent'anni la carriera di un’atleta inizia la sua fase calante. Oltre che per motivi anagrafici una ginnasta può decidere di ritirarsi per cause di forza maggiore; ad esempio per un infortunio, per l'inizio dell'università o del lavoro, o semplicemente per non essere più in grado di supportare ore e ore di estenuanti allenamenti. Altre volte sono successi, come la vittoria di un titolo olimpico o mondiale, o magari le delusioni a determinare l’abbandono dalle pedane.

Abbiamo già parlato di ex atlete che oggi si dedicano all’insegnamento o sono entrate a far parte del mondo della moda o dello spettacolo. Questa volta ci focalizziamo su alcune protagoniste che, appesi body e mezzepunte al chiodo, hanno deciso di cambiare completamente scenario e cimentarsi in un altro sport.

Dalle pedane al green: Vera Shimanskaya

Dopo aver conquistato l’oro olimpico a squadre ai Giochi di Sidney, la ginnasta russa decide di lasciare l’attività e di aprire una scuola di ginnastica a Mosca. È proprio durante quel periodo che la mamma di una sua allieva la invita a una manifestazione promozionale di golf: "C'era il minigolf e un piccolo campo pratica. Provo a tirare per gioco, poi tento un colpo in lontananza e mando la palla oltre 140 metri. Pensare che avevo persino i tacchi alti! Mi consigliano di continuare e io accetto". La curiosità per questo sport, per il quale sembra effettivamente portata, la spinge a trasferirsi a Orlando, alla IMG's David Leadbetter Golf Clinc.

Nonostante i notevoli progressi tecnici il suo fisico risente ancora dei faticosi anni di allenamento e di numerose sedute di terapia riabilitativa necessaria a risolvere i postumi di quella frattura alla gamba tenuta nascosta per paura di non poter partecipare ai Giochi. “Ho lavorato molto sul mio fisico, ho dovuto cambiare alimentazione, ero aumentata di 20 chili. Giocare mi serve per gestire lo stress del golf che è ben diverso da quello della ginnastica. Nel golf bisogna restare concentrati per almeno cinque ore, mentre nella ginnastica la tua performance va espressa in due minuti e mezzo”.

Nel 2007 diventa una giocatrice professionista, affiancata dal marito e seguita a distanza dal coach statunitense Phil Ritson che la sollecita a partecipare al maggior numero di gare. Grazie a determinazione e disciplina, doti ereditate proprio dalla ritmica, Vera diventa presto una stella del circuito internazionale. Salita alle ribalte della cronaca non sempre per meriti sportivi (nel 2002 è stata arrestata per truffa nei confronti di un casinò in Spagna e poi rilasciata su pagamento di cauzione), Vera si è trovata più volte a giocare anche in Italia, Paese che ama molto e in cui è diventata anche testimonial per un marchio di abbigliamento.

Nonostante la delusione per aver mancato la partecipazione a Rio con il golf, dell'esperienza olimpica - quella da ginnasta - le è rimasto un oro indimenticabile e i cinque cerchi con la scritta "Sydney" tatuati sul braccio destro. La sua vita è raccontata in un documentario dal titolo “Five Elements of the Rhythmic Gymnastics”.

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Dalle mezzepunte ai pattini: Yulia Barsoukova

Ai Giochi di Sidney, mentre la Shimanskaya vinceva l’oro di quadra, la sua connazionale Yulia Barsoukova otteneva il titolo nel concorso individuale a discapito della super favorita Alina Kabaeva, colpevole di un grave errore nella routine al cerchio. Conclusa la gara, Barsoukova non nasconde la sua intenzione di porre presto fine alla carriera agonistica. In quello stesso anno, dopo il Gran Prix di Deventer e l’Aeon Cup decide appunto di ritirarsi. In un’intervista al quotidiano russo Izvestija, l’atleta ormai ventiduenne dichiara infatti di sentirsi troppo “in là con l’eta” per poter continuare.

Decide così di tornare al suo primo amore, il pattinaggio di figura, disciplina che aveva intrapreso dall’età di 5 anni sino agli 8, prima di iniziare con la ritmica. Senza la presunzione di gareggiare ad alto livello, Yulia si concentra più che altro sulla preparazione di esibizioni e galà in cui spesso si esibisce in coppia con l'ormai ex marito Denis Samokhin.

Entra poi a far parte dello staff dello spettacolo “Star on Ice”, promosso da Channel One Russia, e “Paris on Ice”, suggestivo musical natalizio in stile “Moulin Rouge”. Dopo un breve periodo come allenatrice di pattinaggio e consulente tecnico presso l’International Skating Union, Yulia torna alla ritmica. Fonda infatti un centro di formazione dedicato anche ad altre discipline, come la ginnastica estetica e l’acrobatica aerea, che oggi è uno dei più importanti di tutta la Russia, con 11 filiali sparse per il Paese.

Nel 2015 è tornata ad esibirsi sulla pedana, in occasione delle celebrazioni per l’80° anniversario della Federazione Internazionale, e attualmente segue alcune giovani promesse della nazionale giovanile russa.

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Dalla fune alla corda: Joanne Walker

Nonostante non sia tra le ginnaste più note a livello internazionale, la storia di questa ginnasta merita di essere raccontata nella nostra rubrica. Joanna cresce a Otley, nel West Yorkshire, città in cui inizia a praticare danza e ginnastica artistica. Il suo fisico slanciato e flessibile la spingono però ad approcciarsi alla ritmica, seguendo le orme della sorella. All’età di 13 anni si trasferisce in Inghilterra dove, pur non senza sacrifici da parte della sua famiglia, inizia a frequentare prima il Cranford Rhythmic Gymnastics Club e poi l’Hillingdon School of Gymnastics.

Quando, nel 1989, Irina Viner viene chiamata ad allenare la squadra nazionale inglese, l’atleta oramai diciottenne non viene scelta dal tecnico russo per entrare a farne parte; ma non per questo si dà per vinta. Joanne continua ad allenarsi e, dopo il tentativo fallito quattro anni prima, nel 1994 riesce finalmente a partecipare ai Giochi del Commonwealth in rappresentanza del suo Paese d’origine, diventando così la prima ginnasta scozzese a vincere una medaglia in questa competizione: “Vincere una medaglia è stato surreale. Era qualcosa che volevo, a cui avevo dedicato ore di duro lavoro, ma che non mi sarei mai aspettata”.

Terminata la carriera, Joanne si trasferisce prima in Namibia dove, per alcuni anni, occupa la carica di allenatrice, e poi in Sudafrica, in cui inizia a lavorare nell'industria cinematografica: “Trasferirmi in un continente completamente nuovo, non dovermi più preoccupare di ciò che mangiavo, non allenarmi 24 ore su 24, non preoccuparmi dei body, era uno sconvolgimento completo di tutto ciò che avevo trascorso quasi gli ultimi 15 anni della mia vita.

È proprio in Africa che si rende conto di aver talento per altri sport, in particolare per quelli outdoor. Inizia a giocare a beach volley e a fare paracadutismo, ama andare in mountain bike, correre e soprattutto arrampicarsi. L’adrenalina di affrontare salite su pareti rocciose della durata anche di due o tre ore in scenari mozzafiato è oggi la sua quotidianità.

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Beatrice Vivaldi

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