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Esercizi nella storia: il nastro

Spesso chiamato in maniera bizzarra dai non addetti ai lavori, come “fiocco” o “filo”, il nastro è indubbiamente uno degli attrezzi della ginnastica ritmica più coreografico e per questo motivo più amato dagli spettatori. A causa della sua conformazione per poter essere utilizzato con dimestichezza è necessaria molta pratica: per evitare che parti di esso rimangano ferme, o che si creino fastidiosi nodi durante un’esecuzione, il nastro deve essere tenuto costantemente in movimento. Esempi tipici di maneggio sono oscillazioni, circonduzioni, spirali, serpentine, lanci e abbandoni, movimenti a otto, passaggi attraverso o sopra con tutto il corpo o parte di esso. Dopo il cerchio, la fune e la palla vediamo, attraverso la mia personale selezione, come si è evoluta la costruzione degli esercizi con questo spettacolare attrezzo.

Alexandra Timoshenko (1989)

È un esercizio molto originale, soprattutto per la scelta musicale, quello che Timoshenko propone ai Campionati Mondiali di Sarajevo, edizione in cui la campionessa sovietica ottiene l’oro all-around e in tutte le finali di specialità, tranne proprio quella al nastro, dove è costretta ad accontentarsi della seconda piazza dietro ad Oksana Skaldina.

 

Ekaterina Serebrianskaya (1996)

Anche alla luce degli errori commessi in fase di qualificazione pochi avrebbero scommesso sulla sua vittoria ai Giochi di Atlanta. Invece, nonostante una piccola disattenzione prima dell’ultimo lancio, Ekaterina conquista il gradino più alto del podio a discapito della rivale russa Yana Batyrchina. Punti di forza delle sue performance: elevazione, dinamicità e grinta.

 

Susanna Marchesi (2000)

Degno di menzione è il nastro con cui la nostra individualista italiana di punta affronta la pedana dei Giochi Olimpici di Sidney. Susanna è stata una delle migliori ginnaste individualiste italiane, sesta ai mondiali di Osaka nel 1999 e decima proprio in Australia l’anno successivo, dove ha centrato una storica finale anche grazie a questo splendido esercizio.

 

Alina Kabaeva (2000)

In quello stesso scenario olimpico intanto la super favorita al titolo Alina Kabaeva propone un nastro dal sapore tipicamente “orientale” in cui musica, body e movenze formano un tutt’uno da cui è difficile distogliere lo sguardo prima della fine. Nonostante la bella esecuzione, caratterizzata da uno stile gioioso e dinamico, Alina non riuscirà a rimediare al pesante errore del cerchio e dovrà accontentarsi del bronzo olimpico.

 

Natalia Godunko (2004)

Circa dieci anni dopo Atlanta, per le Olimpiadi di Atene Natalia Godunko eredita dalla connazionale Serebrianskaya la musica del nastro, costruendo un esercizio che per molti tratti la ricorda. I salti, tra cui la famosa combinazione di tre enjambè consecutivi, sono di incredibile ampiezza ed elevazione, i pivot numerosi e ben “chiusi”, i movimenti del nastro - spirali, circonduzioni e serpentine – eseguiti con impressionante velocità. Natalia concluderà l'esperienza olimpica in 5^ posizione.

 

Anna Bessonova (2008)

Questo video, che vanta oltre 600.000 visualizzazioni su YouTube, difficilmente può essere escluso dalla nostra top-ten. Pechino 2008, Giochi Olimpici: Anna Bessonova riesce a coinvolgere i 5.000 spettatori della Beijing University of Technology Gymnasium con un incantevole nastro in stile folkloristico. Esercizio che le vale un 18.225 grazie al quale, nonostante qualche momento d'attesa da parte dei giudici, è medaglia di bronzo.

 

Evgenia Kanaeva (2011)

È sicuramente di tutt'altro genere e stile interpretativo quello che Eugenia Kanaeva propone negli anni sulle pedane di tutto il mondo. Scegliere quale sia il più bello tra i suoi nastri, per i quali predilige musiche classiche e romantiche, è veramente un'impresa ardua; così come trovare nelle sue esecuzioni difetti e imprecisioni. Ho scelto la prima versione di questa elegante composizione, accompagnata solo dal pianoforte della Fantasie-Impromptu di Chopin, che l'anno successivo a Londra le consentirà di conquistare il suo secondo oro olimpico.

 

Liubov Charkashyna (2012)

Mentre Kanaeva si assicura il secondo titolo olimpico e Dmitrieva ipoteca l'argento, a Londra 2012 la sfida per il terzo gradino del podio è più che mai agguerrita. È proprio in questa occasione che la stella bielorussa Liubov Charkashyna raggiunge l’apice della sua carriera, riuscendo a conquistare l'ambito bronzo grazie ad una gara strepitosa conclusa da questo incantevole nastro sulle note di “Love story”. L'esercizio denota una notevole preparazione tecnica, unita alla grande maturità acquisita negli anni e all'esecuzione impeccabile: un connubio perfetto del quale sembra rendersene conto anche Liubov che, al termine dell'esercizio, si commuove ancor prima dell'uscita del punteggio.

 

Ganna Rizatdinova (2015)

Da lei stessa definito come uno dei suoi esercizi preferiti, il nastro sulla "Carmen" di Bizet interpretata da Ganna Rizatdinova più che un esercizio è una vera e propria performance artistica. La facilità con cui la ginnasta sembra eseguire difficoltà tecniche di alto valore, abbinate a movimenti del nastro ampi e precisi, “conditi” da una notevole capacità espressiva, hanno lasciato davvero il segno. La ginnasta ucraina, bronzo a Rio 2016, è da poco diventata mamma.

 

Margarita Mamun (2016)

Il miglior programma di Margarita Mamun, che include anche questo nastro, è indubbiamente quello che ha preparato per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro insieme alla sua allenatrice Amina Zaripova. Sulle note della colonna sonora del film “Il cigno nero”, ispirata al "Lago dei cigni" Tchaikovskysenza pausa elementi tecnici, rischi e notevoli maestrie si fondono senza pausa, in un crescendo di espressività ed intensità. Margarita, spesso vittima di performance instabili, nel 2016 riesce ad acquisire una notevole sicurezza e, contro tutti i pronostici, a vincere l'oro olimpico a discapito della connazionale Yana Kudryavtseva.

 

Molte bambine si sono avvicinate alla ginnastica ritmica affascinate dai movimenti di quello che non è poi altro che un pezzo di stoffa lungo sei metri attaccato a una bacchetta. Vedendolo maneggiare con estrema dimestichezza dalle atlete più famose, il suo utilizzo può sembrare cosa semplice ma basta provare ad eseguire due spirali o due circonduzioni per rendersi conto che non è affatto così. Anche alla luce di questo, le performance che vi ho proposto sono da considerarsi dei veri e propri capolavori, dietro ai quali ci sono lunghe ore di preparazione e allenamento.

Come di consueto, attraverso la discussione sul forum e il nostro sondaggio, sono curiosa di scoprire quale tra questi esercizi vi ha più colpito e se ne ricordate altri meritevoli di far parte di questa top-ten!

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Beatrice Vivaldi

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