L’attimo fuggente

Carpe diem. Forse è questa l’espressione che meglio descrive uno degli aspetti caratteristici della ginnastica ritmica: l'importanza dell'attimo. La ritmica non è solo grazia, eleganza e controllo del corpo, ma anche e soprattutto una disciplina estremamente esigente in termini di tenuta mentale: le ginnaste, così tranquille agli occhi dello spettatore, sono costrette a dare il meglio di sé in un lasso temporale molto limitato che non perdona errori. Un solo istante, un secondo di disattenzione ed ecco che tutti gli sforzi sono irrimediabilmente vanificati.

Sfortunatamente, nella storia della ritmica sono state molteplici le vittime di questo meccanismo: oggi parleremo proprio di quelle ginnaste che, in occasione della gara dei propri sogni, pur essendo talentuose e ben preparate, si sono dovute accontentare di una medaglia meno preziosa di quanto sperato o, ancora peggio, non hanno avuto la possibilità di salire sul podio a causa di un singolo, cruciale errore.


Sydney 2000: Alina Kabaeva

Due sono le ginnaste che negli ultimi vent'anni hanno dominato la scena della ritmica internazionale: Evgenija Kanaeva e Alina Kabaeva. Alina in particolare è ricordata non solo per il suo incredibile palmarès ma anche e soprattutto per il suo contributo assolutamente rivoluzionario nell’evoluzione di questo sport. Sempre sorridente ed energica, ha di fatto portato all’apice quella che diventerà una caratteristica della scuola russa: il contorsionismo. Grazie alle sue straordinarie doti fisiche infatti Alina riusciva ad eseguire elementi di grande difficoltà e soprattutto fino ad allora inediti. Era quindi praticamente scontato che alla sua prima Olimpiade, con già quattro titoli mondiali e nove europei al collo, l’oro fosse suo. Tuttavia Alina nella finale di Sydney commette una perdita molto grave ma piuttosto sfortunata nella routine con il cerchio, un errore che la coglie in un momento relativamente facile dell'esercizio, sicuramente causato da un attimo di distrazione, ma che compromette la sua la corsa all’oro. Il titolo olimpico rimane comunque in casa Russia grazie all’ottima gara di Yulia Barsukova che, ribaltando i pronostici della vigilia, prevale anche sulla bielorussa Raskina, medaglia d’argento; Alina riesce ad ottenere il bronzo in extremis, con soli pochi centesimi di vantaggio sull’ucraina Olena Vitrychenko. Probabilmente quel grossolano errore verrà dimenticato solo quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Atene, dove Kabaeva vincerà il tanto agognato oro olimpico.

 


Athene 2004: Irina Tchachina

Proprio nell’Olimpiade del 2004, mentre Kabaeva si prende una sorta di rivincita, la sua compagna di squadra Irina Tchachina vede sfumare il sogno di una vita per uno sfortunato impiccio durante la routine al nastro. La ginnasta russa, pulita e coinvolgente con gli altri attrezzi (si ricordi in particolare la spettacolare routine al cerchio sulla colonna sonora de I pirati dei Caraibi), sporca l'ultimo esercizio e perde così l’occasione di lottare ad armi pari con la Kabaeva. Si deve quindi accontentare dell'argento, alle spalle della connazionale e davanti all'ucraina Bessonova.


Pechino 2008: Olga Kapranova

Campionessa del mondo all-around a Baku 2005, gara in cui vince anche altre tre medaglie d’oro, Olga Kapranova si pone sin da subito come punta di diamante della ginnastica ritmica russa individuale nell’era post Kabaeva. Nota per l’ottima flessibilità ma anche per la fragile tenuta mentale, Olga si presenta a Pechino con serie ambizioni, soprattutto vista l'assenza della connazionale e rivale Vera Sessina, ferma per infortunio. Purtroppo fallisce il proprio obiettivo rendendosi responsabile di una disastrosa routine alle clavette, segnata da una caduta dalla difficoltà iniziale e dalla perdita di attrezzo su salto, che la fa scivolare al nono punteggio di specialità. Vince una quasi esordiente Kanaeva, astro nascente della ritmica mondiale, seguita dalla bielorussa Inna Zhukova e dalla campionessa del mondo in carica, Anna Bessonova. Olga rimane ai piedi del podio: per lei rimane solo un’amara medaglia di legno.

 


Londra 2012: Son Yeon-Jae

Se la sfida per il titolo olimpico sembra essere un affare esclusivo del duo russo Kanaeva-Dmitrieva, a Londra già dalle qualifiche è evidente che la contesa per il terzo gradino del podio sarà piuttosto accesa. Effettivamente all'alba delle finali ci sono ben tre ginnaste separate soltanto da una manciata di decimi, e una tra queste una ha l’occasione di regalare un risultato storico per il proprio paese: si tratta di Son Yeon-Jae, rappresentante della Corea del Sud. Purtroppo in finale la ginnasta asiatica mostra il proprio talento con cerchio e palla ma, nella terza rotazione, la perdita di una clavetta interrompe la sua corsa per la conquista del bronzo olimpico. Nonostante un’ottima routine finale al nastro si deve infatti accontentare del quinto posto, a meno di tre decimi di distacco dalla medagliata bielorussa Liubov Charkashyna e uno dall'azera Aliya Garaeva. Purtroppo la carriera di Yeon-Jae è piuttosto sfortunata: alla sua seconda olimpiade, quella di Rio, perderà nuovamente per un soffio la medaglia olimpica, concludendo la gara al 4° posto.

 


Rio 2016: Yana Kudryavsteva

Le ultime Olimpiadi sono forse state le più avvincenti in termini di rivalità interna alla squadra russa. Ad affrontarsi sono infatti due atlete dall’enorme valore che già nel corso del quadriennio si sono contese i primi due gradini del podio, due veri e propri fenomeni che dividono perfino il pubblico su chi sia la migliore: Yana Kudryavtseva e Margarita Mamun. A Rio la fase di qualifica si rivela anomala per le due rappresentanti della Russia, protagoniste di imprecisioni decisamente insolite per i loro standard; alla fine la spunta la Mamun, che occupa la prima posizione provvisoria. Yana però in finale dimostra il proprio valore: a metà gara è saldamente in testa, ma ancora una volta sono le clavette a mietere la loro vittima. Proprio sulle note conclusive della routine il lancio finale, forse mal calibrato o più semplicemente sottovalutato, si rivela fatale: la clavetta cade rovinosamente sulla pedana mentre Yana incredula tenta precipitosamente di recuperarla. A fine gara sul podio la Kudryavtseva, medaglia d’argento, sorride timidamente accanto a Margarita, nuova campionessa olimpica, consapevole che il suo sogno, ancora vivo negli occhi lucidi, è stato portato via da un attimo fuggente.

 

yanario

 

La ritmica è uno sport tanto unico e affascinante nella sua plastica bellezza quanto crudele e intransigente, una vera e propria performance teatrale che in un minuto e mezzo mira al raggiungimento, per quanto possibile, della nuda perfezione. Forse a volte ci dimentichiamo che, anche nella loro eccezionalità, le ginnaste sono pur sempre giovani donne con un’enorme responsabilità sulle spalle, specialmente se rappresentanti della propria nazione nella manifestazione sportiva per antonomasia: le Olimpiadi. 

Beatrice Vivaldi

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